Stefano Benzi

Il Milan si accontenti: tanto non gode lo stesso

Qualche settimana fa di Allegri scrivevo non era un fenomeno quando vinse lo scudetto con un Milan comunque fortissimo, non è un pirla adesso. In compenso è il capro espiatorio perfetto: troppi errori in fase di impostazione di una dirigenza che come ho già avuto modo di scrivere ieri ha sbagliato, o non ha nemmeno voluto impostare (cosa forse ancora più grave), un programma di mercato credibile e ritagliato su quelle che erano le richieste o le caratteristiche dell'allenatore.

Non credo si possa fare meglio di così: il Milan ieri contro una Juventus non straordinaria non ha nemmeno giocato malissimo. Ha trovato il vantaggio, ha avuto un paio di opportunità e Allegri si è trovato quasi costretto a dare fiducia a giocatori apparsi in condizione psicologicamente fragile e fisicamente fragilissima. Emanuelson (ma perché farlo giocare sempre in quel ruolo così diverso da quello nel quale è cresciuto nell'Ajax?) non ci ha capito nulla; Acerbi a tratti è sembrato imbarazzante più che in imbarazzo e nemmeno Abate che sulla sua corsia aveva un Isla tutt'altro che in serata di grazia, mi ha dato l'impressione di potere dare qualcosa in più. Allegri forse sbaglia qualcosa all'inizio, forse è tardivo nell'inserire Bojan e Niang che se non altro danno una scossa alla squadra sia sotto l'aspetto offensivo che caratteriale. Ma io onestamente non riesco a gettare la croce addosso a un allenatore che all'inizio dell'anno si vede cedere Ibrahimovic due giorni dopo aver ricevuto la garanzia che lo svedese sarebbe rimasto perché tanto ormai era già stato ceduto Thiago Silva. E anche ora, nonostante gli incassi e i risparmi, l'unica logica del Milan sembra essere quella di un risparmio votato a cessioni e dismissioni per creare un tesoretto da spendere quando e come non si sa.

Il tutto con Berlusconi che quando non parla di politica o di ministri, di elezioni o di alleanze, si diverte a mettere il suo tecnico nell'angolo e prenderlo a schiaffi. Sfido chiunque a lavorare in un clima del genere quando la legittimità e l'autorevolezza dell'allenatore viene costantemente messa in difficoltà.

Al Milan resta un ostacolo Barcellona, sulla carta insuperabile, in Champions League, e un onirico terzo posto da raggiungere come obiettivo di campionato. Poco per una squadra che ogni anno nasce con le ambizioni di essere grande per default. E che per questa stagione rischia di essere, e restare, una comprimaria. Basta saperlo accettare: salutando quasi con soddisfazione gli infortuni e le difficoltà di Pato e Robinho. Perché diversamente El Shaarawy il campo lo avrebbe visto pochino…

di Stefano BENZI (Twitter: @stefano_benzi)

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