Stefano Benzi

Il viaggio è faticoso, ma la compagnia è grandiosa…

"I'm packing the bags, I'm ready to go…": di solito quando preparo le valigie in vista di una lunga trasferta, e quella di febbraio sarà una trasferta lunga più di un mese, attacco un vecchio Greatest Hits del compianto John Denver che comprende anche "Leaving on a jetplane", metafora con la quale il cantante country americano racconta la vita, vissuta come un viaggio della quale si sa la destinazione ma mai la tappa successiva.

Un viaggio fatto di imprevisti, di borse e zaini pesanti, di grattacapi, di problemi da risolvere spesso in tempi brevi ma sempre ricco di esperienze che inizialmente magari vivi anche male e che con il tempo diventano aneddoto, da raccontare con ironia.

Ho il vizio di contare le cose, e con il tempo sto peggiorando: annoto tutto. Film che vedo, concerti cui assisto, pezzi che scrivo, telecronache o magazine che commento, libri che leggo e ovviamente quelle che in gergo si chiamano 'missioni esterne'. Per alcuni giornalisti sono il pane quotidiano tant'è che i più fortunati, e ricchi, hanno un contratto da inviati speciali che consente loro di vivere esperienze da raccontare oltre che di episodi da trasferire al grande pubblico. Se escludo le banali trasferte di un giorno (nel mio regolamento di cose da annotare le missioni sono sempre di almeno due giorni e sempre per un evento da seguire professionalmente, mai per piacere) i Mondiali di sci alpino di Schladming saranno la mia missione n.391.

Alcune delle mie trasferte sono state lunghe e faticose indipendentemente da quello che andavi a seguire: tredici Festival di Sanremo al ritmo di 20-25 pezzi al giorno, lavorando senza interruzioni dalle sette alla mezzanotte, non sono una passeggiata; non ricordo di aver mai visto il Casino né il ristorante. Anche perché le strutture per cui ho sempre lavorato pretendevano ore e ore di desk e tanto prodotto e certo non le classiche 20 righe al giorno. Così come non ho mai viaggiato in prima classe né dormito in hotel quattro stelle.

Diciamo che chi ti scrive in Facebook 'bella vita' quando sa che vai in missione, o chi ti dice "in fondo sono vacanze pagate" non ha la più pallida idea di che cosa voglia dire consegnare una massa monumentale di pezzi e interviste, scritte o in video, facendo tutto da solo e percorrendo ogni giorno chilometri da una sala stampa a un campo di gara con telecamera al seguito al ritmo delle conferenze stampa, anche dodici o tredici al giorno. E sottovaluta un aspetto fondamentale. La trance agonistica di un cronista in missione è drammatica: perché non rinuncia a niente, si sente in competizione con il mondo e vuole fare tutto. Anzi, di più.

A Schladming saranno quindici giorni di lavoro senza soste né pause accavallando il lavoro di sito e tv. Due giorni a Roma per le elezioni del Coni il 18 e 19 febbraio e poi si replica in Val di Fiemme per i Mondiali di sci alpino. Tornerò a casa già sapendo che mio figlio mi tratterà malissimo: "Ma sei il direttore, non puoi chiedere ad altri di gare il galoppino…?"

Come glielo spiego che il direttore è solo il capo dei galoppini?Eppure nonostante gli anni passino e la fatica aumenti, nonostante le esperienze rendano tutto un po' meno affascinante e romantico, queste sono ancora le poche occasioni in cui mi ricordo l'adrenalina che dà questo mestiere, e quanto è bello fare quello che faccio. Quanto sono privilegiato nell'essere arrivato per caso a fare qualcosa che nemmeno pensavo o immaginavo di essere in grado di fare.

Una delle cose più belle delle missioni poi è la compagnia che si crea: alcuni amici te li porti da casa, altri sono colleghi che all'inizio guardi con un po' di sospetto perché sono più bravi o più famosi o più veloci di te. E poi scopri che esattamente come te hanno problemi tecnici, non hanno un cameraman, gli si è bruciato l'hard disk, gli è venuta l'influenza, gli manca casa e hanno i bruciori di stomaco al terzo pranzo in piedi in sala stampa. Il Maalox va via come il pane. E diventano amici che ciclicamente ogni due anni tornano a essere compagni di merende con cui scambi informazioni, fai squadra, dividi contenuti e fondamentalmente ti diverti: imparando un sacco e forse addirittura insegnando qualcosa. Non vedo l'ora di vederli.

Non vedo l'ora di vedere gli sciatori che non sono gli inavvicinabili, eroici e patinati protagonisti dei campi di calcio. Ma gente che sbuffa e fatica e con i quali si crea una relazione speciale, affettuosa, vera e sincera. Alcuni di loro diventano amici: altri presto diventeranno colleghi perché sono i migliori commentatori che esistano. E nemmeno lo sanno.

Quindi, 'packing the bags', preparo la telecamera e la mia maledetta borsa da cronista in trasferta che contiene qualsiasi cosa possa salvarmi di fronte a problemi elettrici elettronici o di software, e raggruppo la spedizione di Eurosport.

Carlo Gobbo, al suo secondo mondiale con noi, un decano; un uomo di rara umiltà e di straordinaria umanità. Gianmario Bonzi, un ragazzo che la prima volta che lo mandai in onda mi disse… "ma sei sicuro?". Lo ero allora lo sono ancora di più oggi. Alfredo Tradati, tecnico garbato, raffinato e di grande capacità divulgativa che non fa mai pesare le cose che sa, ma soprattutto sa come raccontarle. E Claudia Morandini, splendida donna, bellissima voce, ma non bisogna dirglielo troppo. Se no si dimentica di essere soprattutto una ottima commentatrice.

Ecco la mia squadra: la migliore? Non lo so: ma è la mia. È quella che ho scelto, voluto e difeso. È quella che in questi quattro anni, abbiamo appena iniziato il quinto, ha portato gli ascolti di sci alpino di Eurosport a un livello mai raggiunto prima. Ed è quella che mi rende orgoglioso di essere semplicemente un fan, un appassionato di sci che ama ascoltare la voce di queste persone per la passione che hanno nel raccontare questo sport meraviglioso.

Per uno come me, che completa difficilmente una rossa e ha iniziato a sciare a 36 anni, e che nonostante tutto la tavola l'ha provata restando in piedi dall'inizio alla fine di una blu a 47, è l'unica squadra possibile. Gente che mi ricorda che lavorare può essere ancora un divertimento.

Vi lascio con due promo che stanno girando in questi giorni su Eurosport e che in qualche modo ricalcano lo spirito con cui la nostra squadra vi racconterà Schladming attraverso la piattaforma sito-tv. E infilo in valigia anche arnica, due confezioni di Aulin e tutore. Non si sa mai…

Ecco come Claudia Morandini si presenta al pubblico di Eurosport

Alfredo Tradati, voce tecnica dello sci maschile di Eurosport

di Stefano BENZI (Twitter: @stefano_benzi)

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