Stefano Benzi

Bisogna per forza paragonarlo a Mourinho?

Il paragone, il parallelo, la statistica abbinata: la maledetta tabella. Ci si cade tutti, è normale, fa parte di quell'atteggiamento che ci consente di semplificare le cose e trovare temi interessanti ogni santo giorno. Ma giocare sulla somiglianza, magari anche di aspetto, tra Mourinho e Stramaccioni per costringere il giovane tecnico dell'Inter a imboccare il vialone illuminato e popolato di ville di lusso, non è corretto.

È presto, davvero molto presto per poter dire che Stramaccioni può incidere nell'Inter quanto Mourinho: non ha vinto nulla, non ha l'esuberante personalità del portoghese che porta lo Special One a essere sempre e comunque personaggio, anche quando non ha niente da dire (perché qualcosa si inventerà). In fondo Stramaccioni è figlio di un azzardo un po' casuale e molto fortunato che sta ripagando Moratti.

Scommettere sui giovani è difficile, piace a pochi: quando si hanno responsabilità si cerca di andare sul sicuro e si delega a persone di esperienza, anche perché in caso di insuccesso non si possono scaricare le proprie responsabilità su un giovanissimo, soprattutto se gli hai dato fiducia tu. Finirai per essere colpevole due volte. Tutto sommato, pur combattendola, capisco questa posizione: perché io, nel mio piccolo e nel mio ambito professionale, ho sempre cercato di preferire persone che avevano qualcosa da dimostrare ad altre che avevano qualcosa da dare. E sono state più le volte che ho perso di quelle che ho vinto. Tornassi indietro forse non lo farei più, non così spesso… Purtroppo non sempre vieni ripagato né in termini umani né in termini professionali.

Ma rispetto a Mourinho Stramaccioni ha alcuni pregi: intanto per incominciare costa infinitamente meno, e credo che questo fattore non sia significato poco nelle valutazioni del presidente dell'Inter; poi, avendo avuto a che fare fino all'altro ieri con dei giovanissimi, sa come trattare i calciatori professionisti, la stragrande maggioranza dei quali sono dei ragazzini un po' tanto cresciuti.

Di Mourinho ha uno stesso difetto: è permaloso. È lui il primo a dirlo, non sottolineando che magari ha anche ragione di esserlo. Le facili ironie sul tecnico (a cominciare persino da quelle sul cognome, colleghi che chiedevano "non lo conosco, ma come si scrive?"), i pronostici su quanto sarebbe sopravvissuto sulla panchina, le argomentazioni che sostenevano l'impossibilità di sostenere un rapporto tra un tecnico di 36 anni e una squadra il cui senatore (Zanetti) è più vecchio di lui… Mi scoprirei permaloso anche io se me lo menassero a sangue e per mesi: e quando ne avrei la possibilità mi toglierei scarpe e sassolini. Cosa che Stramaccioni ha fatto, puntualmente, quando ha ritenuto opportuno: dopo la vittoria di Torino.

La realtà dei fatti è che fino a questo momento il nostro calcio, spesso incapace di tollerare i giovani talenti in campo, si trova nella necessità (anche economica) di lanciare dei talenti per lo meno in panchina. Correndo qualche rischio magari, ma scoprendo valori inattesi.

Il modo nel quale Stramaccioni ha organizzato la squadra e la partita di Torino è stato inappuntabile: perfetta la gabbia su Pirlo e Marchisio, eccellente la pressione sulle fasce, indiscutibile la gestione dei cambi, intelligente la capacità nel gestire il momento peggiore (il gol irregolare subito in avvio), feroce la determinazione con la quale ha voluto dimostrarsi più forte dell'avversario più forte.

Questo non vuol dire che Stramaccioni vincerà il titolo: continuo a pensare che la Juve sia più squadra, pur con tutti i suoi limiti di un eccessivo dispendio fisico, di una linea offensiva migliorabile e di cambi non sempre all'altezza dei titolari. Perdere una partita ogni cinquanta… ci può stare, che dite?

Ma questo non vuol dire che l'Inter e il suo giovane tecnico non possano giocarsela fino in fondo: non mi sembra poco. E, mi perdonerà il mister nerazzurro: l'Inter può giocarsela davvero in modo spensierato, o se preferisce spregiudicato. Proprio così. Senza pregiudizi.

Sarebbe un bel modo di per dire che almeno questa volta il paese è stato in grado di valorizzare un giovane e le sue idee, perché qualcuno gli ha consentito di metterle in pratica.

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