Stefano Benzi

Mancini e il fallimento europeo del Man City

No, non c'è proprio alchimia tra Roberto Mancini e l'Europa: l'uscita di scena in Champions League, seguita dal vivace sfogo che di fatto segnò la rottura con Massimo Moratti non è stata recuperata al Manchester City dove Mancini si è sicuramente tolto tante soddisfazioni importanti, ma non quella di guadagnare credibilità in ambito internazionale.

La carriera nelle coppe europee dell'ex tecnico nerazzurro non è brillante: un'eliminazione nella fase a gironi di Champions League con la Lazio nel 2003/4 per cominciare; poi le eliminazioni subite con l'Inter (la prima contro il Milan nei quarti, la seconda contro il Villarreal ancora nei quarti, la terza contro il Valencia agli ottavi e la quarta con il Liverpool ancora agli ottavi). Ma con il City non va meglio: terzo lo scorso anno nella fase a gironi quasi certamente fuori anche quest'anno, con la complicità della sciagurata direzione di gara dell'altra sera nel pareggio casalingo contro l'Ajax.

Probabilmente è destino: se Stramaccioni è già paragonato oggi con Mourinho, il tecnico interista più vincente della storia recente, potete immaginare quale possa essere il raffronto tra Mancini e lo Special One, due che per altro non si sono mai amati. Il bilancio dice che Mourinho ha vinto due trofei mentre l'italiano ha in due eliminazioni ai quarti di finale il suo miglior risultato; il portoghese ha un rate di vittorie pari al 54.5% contro il 44.2% di Mancini che complessivamente ha vinto 23 partite su 52 rispetto alle 54 su 88 di Mou.

I tecnici sostengono che il calcio di Mancini paga in campionato ma non nelle coppe perché è più dispendioso, meno utilitaristico e soprattutto perché nel breve periodo il lavoro del tecnico paga tanto abbastanza da gestire i momenti negativi, cosa che le coppe europee non consentono. Bastano due partite storte e sei fuori.

Le quotazioni di Mancini in Inghilterra sono di nuovo in flessione: e nessuno lo avrebbe mai messo in preventivo, perché riportare al grande successo il Manchester City avrebbe dovuto consentirgli di vivere di rendita a lungo. In realtà qualche difficoltà e l'empasse europeo hanno appannato la sua popolarità mettendolo alla sbarra dei testimoni ad affrontare l'ennesimo esame: "Occorrono anni per essere davvero competitivi al massimo livello europeo" si difende Mancini, che chiede tempo; ma con la squadra che ha, già molto competitiva, non può certo azzardarsi a chiedere ulteriori rinforzi.

I suoi rapporti con la stampa sono sempre stati un po' ai limiti: diciamo tuttavia che i giornalisti inglesi potevano trattarlo molto peggio di come hanno fatto, anche in considerazione di alcune sparate non da poco (contro Ferguson, Wenger e gli stessi arbitri) che hanno fatto parlare. Al momento solo il Daily Mail gli ha fatto il verso chiamandolo Mad-cini per via delle sue improvvise sfuriate: martedì il tecnico di Jesi se l'è presa nell'ordine con quarto uomo, guardalinee, un operatore che lo stava seguendo e con l'arbitro letteralmente preso d'assalto a fine gara e definito più volte ridicolo dal tecnico. Niente, comunque, rispetto a quello che combinò a Genova quando era ancora nella Samp e giocando contro l'Inter protestò in modo tanto vivace per un contatto in area contro Pagliuca da prendersi espulsione e una lunga squalifica. Lì sì che Mancini diede davvero di matto…

L'Uefa lo ha perdonato ma la stampa lo sta pizzicando anche perché, dicono i colleghi inglesi, "è un permaloso, e non c'è niente di più divertente che stuzzicare un permaloso".

Perfidi… Eppure anche i tifosi del City che fino all'anno scorso salutavano come un evento storico la vittoria di una coppa nazionale cominciano ad alzare l'asticella e a dimostrarsi ambiziosi: e Mancini attende, con l'ombra di Guardiola che incombe, un'altra occasione per scoprirsi grande in Europa. Se l'avrà, forse, sarà solo l'anno prossimo.

Twitter @stefano_benzi

* * * *

Facebook Pagina Ufficiale di Stefano Benzi

Sito www.stefanobenzi.com

Blog osservatoresportivo.com