Stefano Benzi

Napoli, la lunga strada verso la luce

Le storie di Napoli e Juventus, vincente la prima in Coppa Italia, trionfante la seconda in Campionato, sono molto più simili di quanto si possa pensare.

Entrambe sono risalite dall'inferno: e se la rinascita della Juve è stata sofferta, faticosa e contrastata, e limitiamoci a pensare ai primi tentativi abortiti con Ferrara e Del Neri, quella del Napoli è stata soprattutto lunga.

Non voglio sminuire le prestazioni di Mazzarri e degli azzurri fino alla vittoria di poco fa dell'Olimpico… farsi un giro in Champions League e due in Europa League, e mi piace ricordare quando, in tempi non sospetti, trovai il Napoli l'unica squadra italiana capace di dare un valore a questa manifestazione impegnandosi molto e senza snobismi di facciata nel girone di qualificazione, non è cosa da poco.

Ma un trofeo è un trofeo: e la Coppa Italia ha un valore per me significativo, troppo spesso sottostimato (soprattutto da chi non lo vince).

Della necessità di dare un valore maggiore a questa competizione, come accade in tutti gli altri paesi d'Europa e non solo alla sua finale, ho scritto spesso: la formula, più volte adeguata negli anni, è stata ogni volta peggiorativa quasi a voler rendere questa competizione sempre meno spettacolare. Ma se il valore sta sempre e solo nella finale, il Napoli ha vinto dimostrando di aver fatto tesoro delle sofferenze subite negli ultimi anni interpretando una gara nervosa e fisica con maggiore intensità nei suoi momenti decisivi.

Bello soprattutto il finale con la Juve a testa bassa in avanti e il Napoli, affaticato a difendere il suo fortino, che azzecca il contropiede vincente, quello della sicurezza.

Una storia simile e intrecciata quella di Napoli e Juve: Quagliarella, contestatissimo al momento della sua partenza da Napoli per andare alla Juve, esce dalla panchina e finisce per perdere la partita e la testa a gara ormai già segnata. Cavani, il suo sostituto, aveva già dimostrato da tempo che le barricate erano inutili e la vittoria dell'Olimpico testimonia una volta di più che il tempo è galantuomo. Solo che a volte ne occorre tanto: proprio tanto.

Ha saputo aspettare la Juventus; ha aspettato tantissimo il Napoli, passando tra retrocessioni e fallimenti, per alzare il suo primo trofeo e colorare i ricordi sbiaditi dell'era Maradona: ventidue anni.

Il Napoli infligge una sconfitta, l'unica di questa stagione, alla Juventus: una sconfitta che resta comunque pesante per i bianconeri, costretti ad assistere alla prima lezione di chi, dopo aver imparato a incassare, deve adesso imparare a vincere. Il primo capitolo di questo corso si intitola "La fame non basta mai…"

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Twitter: @stefano_benzi

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