Stefano Benzi

Palmeiras-Fluminense, il dramma taglia la strada alla gioia

È il paese della tolleranza, della gioia, della bellezza: finché non li fai incazzare sul serio. In quel momento fanno davvero paura. Spesso accade per motivi estremamente seri (diritti sociali e civili nelle favelas), altri per cause del tutto forzate (gli interessi dei narcotrafficanti nei quartieri poveri dove la prima industria è quella dello spaccio del crack), quasi sempre per il calcio.

Il Brasile è così: non puoi prendere il bello, e solo quello: devi prendere tutto il pacchetto, accettarlo e scendere a patti con il fatto che la vista dal Corcovado sia anche sugli agglomerati di Roçinha o del Morro da Providência. Con il calcio in Brasile è la stessa identica cosa: vai a vedere una partita, una qualsiasi, convinto che sarà una festa, e ti trovi nel bel mezzo di una bolgia senza nemmeno saperlo. E ti spaventi a morte. A me è successo più di una volta. Ma non si può generalizzare: sono state molto più le occasioni di gioia e bellezza in Brasile che quelle di paura: che tuttavia non puoi ignorare.

Domenica alle 17.00 (ora di Rio) si giocherà una delle partite più drammatiche nella storia del campionato confederale, quella tra il Palmeiras, terz'ultimo e a un passo dalla retrocessione, e il Fluminense primo in classifica e destinato al titolo. Com'era accaduto qualche anno fa per la retrocessione del Corinthians, mai relegato prima di allora in Serie B, i tifosi del verdão ne hanno fatto un dramma. Dai picchietti al campo di allenamento sono passati a organizzare squadre di 'motivatori' sotto casa dei giocatori. Da lì alle minacce di morte e alle aggressioni fisiche è stato un passo. Il Palmeiras si allena sotto scorta, i giocatori tornano a casa con la tutela delle guardie del corpo e hanno staccato il telefono di casa per le continue aggressioni verbali. Il Palmeiras, il club che più di ogni altro ha vinto il titolo confederale brasiliano (otto titoli come il Santos), ha una tifoseria più compassata e meno popolare di quella del Corinthians: ma questo non vale sconti.

I tifosi sono furibondi: alcuni sostengono che sia 'colpa' della federazione che ha scelto lo stadio dei verdi, il Palestra Italia, per ospitare il Mondiale, mettendolo in ristrutturazione per un'inaugurazione prevista l'ottobre dell'anno prossimo costringendo così la squadra a una stagione da esuli su campi altrui. E così, dopo il pareggio in casa nel derby contro il Botafogo, i tifosi del Palmeiras hanno invaso il campo designato per la gara (il Fonte Luminosa di Araraquara). Da sottolineare che questa location era già frutto di una squalifica successiva ai gravi incidenti che avevano portato alla distruzione del ristorante di proprietà del vicepresidente del club, a settembre, quando la squadra perse il derby con il Corinthians (0-2). Una situazione intollerabile che ha messo in imbarazzo tutta la macchina organizzativa dei Mondiali, disperatamente impegnata in una campagna di promozione sulla sicurezza e la bellezza del calcio nel paese, e che ha fatto infuriare il ministro dello sport in persona, anche lui tifoso dei verdi. La federazione è stata così costretta a un'ulteriore squalifica e il Palmeiras, che non aveva più diritto di giocare a San Paolo, adesso dopo avere cambiato città deve anche cambiare Stato: il match decisivo sarà ospitato dal Prudentão di Brasilia, non propriamente uno stadio sicuro.

Dopo la partita contro il Botafogo sono comparse per le strade dei quartieri del tifo alviverde minacce di morte al presidente Arnaldo Tirone mentre persino Cesar Sampaio, una sorta di monumento per i tifosi del Palmeiras, attualmente direttore generale del club, è stato invitato a "stare attento al collo e alla schiena".

Un bell'ambientino… Il tutto in una squadra che sfoggia un attaccante da 27 gol (l'argentino Barcos) e che solo pochi mesi fa aveva vinto la coppa nazionale con Scolari, poi rimosso, e che vivrà il paradosso di giocare la prossima stagione Libertadores e Serie B.

Se domenica il Flu vince (contestualmente a un pareggio dell'Atletico Mineiro), la squadra di Rio conquisterà il quarto titolo confederale della sua storia e con ogni probabilità condannerà il Palmeiras alla retrocessione, la seconda negli ultimi dieci anni. Per chi non conosce il Brasile e le sue squadre si può pensare a un eccesso figlio di una stagione disgraziata: in realtà non è così. I brasiliani nel calcio offrono grandi amori almeno quanto un odio imperdonabile: quest'anno Joao Vitor è stato aggredito da un gruppo di tifosi fuori dalla sede del club come nel 2009 alcuni tifosi del Palmeiras aggredirono Vagner Love, che decise di tornarsene a Rio; il tutto mentre la squadra studia vie di fuga e percorsi alternativi a ogni allenamento.

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