Stefano Benzi

Quando l’allenatore pesa: la Samp camaleontica di Rossi

Indipendentemente dai problemi del Milan, che continua a fare punti ma che non riesce mai completamente a convincere e che anche ieri sera contro la Sampdoria mi è sembrato evidenziare molte indecisioni, il posticipo della prima giornata di ritorno credo che evidenzi un aspetto (a parte le solite polemiche arbitrali) che non so quanto sarà rilevato dagli addetti ai lavori. E cioè le qualità di Delio Rossi.

Senza nulla togliere a Ciro Ferrara, che ha avuto le sue colpe, le sue indecisioni e sicuramente un saldo di sfortuna molto ampio da pagare, Rossi si è presentato a Genova e in tre settimane ha letteralmente stravolto la squadra rilanciando giocatori che sembravano destinati al dimenticatoio (Palombo) e puntando con decisione giocatori giovani che attendevano solo spazio come Krsticic, ragazzone serbo classe 1990 la cui lotta contro un linfoma, che sembrava non concedergli scampo, ora fa meno notizia della sua eccellente prestazione contro i rossoneri.

Contro il Milan ho visto una squadra diversa da quella vista contro la Juventus, che a Torino sarà anche stata fortunata ma ha dimostrato ordine e una certa concretezza e che contro i rossoneri si è invece adattata a un avversario completamente diverso, dimostrando la mano di un allenatore d'esperienza e mai incerto nelle sue scelte. Una Samp eccellente e di grandissimo dinamismo per oltre un'ora grazie anche a De Silvestri ed Estigarribia che hanno completamente cambiato il passo del centrocampo blucerchiato, giocatori che con Ferrara si erano visti poco.

Certi giudizi vanno sempre misurati e verificati alla prova del tempo e del lungo periodo: se Delio Rossi è stata la scelta giusta la Sampdoria lo verificherà alla fine della stagione e a bilancio concluso ma al momento, se dalla squadra e dal tecnico ci si attendeva come minimo una conferma dopo l'ottimo risultato contro la Juventus, questa è arrivata.

Dopo una squadra che, pur tra assenze e problemi, ha quasi sempre giocato con scelte approssimative perché si adattasse a un unico modulo eccome una che ha giocato con tre moduli e tre atteggiamenti diversi contro altrettanti avversari. E poi ci diciamo che l'allenatore non c'entra nulla e che in campo ci va solo la squadra: vero… ma bisogna anche vedere come, e con quali indicazioni.

di Stefano BENZI (Twitter: @stefano_benzi)

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