Stefano Benzi

Simeone e Bielsa, e gli allenatori non contano?

Da Vittorio, utente che mi segue da tempo e che mi fa sapere la sua dalla mia pagina Facebook, arriva il seguente messaggio… "Spero tu abbia visto la semifinale del Bilbao, mammamia che stadio! Che partita! Quello è il gioco del calcio, tu che puoi scrivi un articolo su cosa vuol dire il Bilbao! Servirà a poco ma magari mette un po' di sale in zucca a 'sti idioti che in Italia si definiscono tifosi!"

Vittorio, anche tu puoi: con quattro clic e gratis ti apri un blog e sono sicuro che sia meglio farsi leggere da pochi che non farsi leggere affatto o finire a margine dell'articolo di qualcun altro. Il MinCulPop calcistico di giornalisti e cronisti schierati e a libro paga ci infarcisce di qualsiasi cosa ci serva a riempire il cervello. Indipendentemente da quelle che sono le idee di un libero pensiero.

Il mio frequentatore, apparentemente un po' meno vincolato, dice due o tre cose secondo me molto azzeccate: solo in Italia viviamo il calcio con così tanta chiusura mentale, o se preferite con una limitata e ottusa considerazione. Parliamo e sappiamo tutto solo del nostro club: conosciamo ogni dettaglio della nostra squadra e dei suoi nemici.

Ma al di fuori di ciò ci rendiamo conto di ben poco: per cui ogni cosa di valore che irrompe, magari per caso, dal televisore (non è che le semifinali di Europa League avessero la visibilità di Serie A o Champions League), finisce per stupirci.

E' per questo, caro Vittorio, che con sempre maggiore piacere vado a vedere quello che è il calcio estero meno frequentato o giovanile, e con sempre maggiore frequenza quello che vedo in Italia non mi stupisce, ma non mi entusiasma nemmeno più.

Potrei parlarti di Scozia, Olanda, Repubblica Ceca e persino della Svizzera (il Basilea è una splendida squadra). Ovviamente di Brasile, Argentina, Messico e persino del calcio universitario USA. Tu parli del Bilbao, squadra straordinaria condotta da un allenatore incredibile che ha una personalità mostruosa e una capacità tattica vera, assoluta. Ma non occorreva che arrivassero in finale di Europa League perché ce ne accorgessimo.

Marcelo Bielsa è un leader che non ha bisogno di attaccare nessuno per dimostrarsi tale e che con un po' di tempo e pazienza, sa fare giocare qualsiasi squadra, ma davvero qualsiasi, con un senso e una logica: un tecnico argentino, ormai cittadino del mondo, che in poche settimane ha preso una squadra che rappresenta un collettivo fortemente radicato nel suo territorio portandolo a due finali (Copa del Rey ed Europa League) a distanza di trentacinque anni dalla sua ultima esibizione ai vertici continentali (finale di Uefa persa dalla Juve).

La leggenda racconta che quando il Barça chiese a Guardiola di prendersi cura della prima squadra, l'attuale tecnico blaugrana sia andato a trovare il collega nel ranch che Bielsa ha allestito poco lontano da Rosario dove alleva cavalli e vitelli e dove ha investito tutti i suoi guadagni: è lì che ha fatto allestire un campo di dimensioni regolamentari circondato da siepi e alberi dove, sempre secondo le voci leggendarie che lo riguardano, prende appunti camminando tra birilli e sagome su schemi e movimenti.

A Bilbao inizialmente i giocatori pensavano fosse un pazzo da ricovero: impiegarono quasi due mesi prima di riuscire ad adattarsi alla sua meticolosa e frenetica logica di applicazione. Un paio di risultati e di botte di fortuna lo hanno aiutato. Se no ora sarebbe senza lavoro. Bielsa è l'allenatore ideale per una Nazionale, perché lo sopporti a piccole dosi, o per un club i cui giocatori non siano pigri, scansafatiche e viziati. Negli ultimi mesi ha variato schema tattico 42 volte… il che funziona se i risultati arrivano: ma se non arrivano Bielsa viene retrocesso dal ruolo di genio a quello di "loco", soprannome che gli è appiccicato da una quindicina d'anni.

Bielsa è speciale: come i tifosi del Bilbao; ma anche quelli dell'Atletico Madrid, abituati a vivere emozioni forti e spesso furenti nei confronti di una realtà cittadina che li mette in ombra persino quando perde. Guardate oggi le prime pagine dei giornali spagnoli: si parla di Guardiola, e di quello che farà (ormai è scontato che andrà via) e di Mourinho che, persa la Champions, e l'è presa con la stampa spagnola, che sicuramente non può essere accusata di prostituzione intellettuale (essendo tv e giornali spagnoli dichiaratamente e smaccatamente di parte, e quindi praticanti di prostituzione professionale e non intellettuale) ma può improvvisamente diventare "ignorante e incapace di capire".

Bene, perché temevo che i giornalisti italiani fossero gli unici venduti e ignoranti. Considerazione per altro condivisibilissima. Anche se non generalizzabile.

La finale di Bucarest sarà splendida: peccato che non ho chiesto l'accredito, temo non farò in tempo. Mi sarebbe piaciuto vedere la sfida tra queste due squadre vere, passionali, abituate a luce fioca e sempre riflessa, ma capaci di sfoderare qualità straordinarie di fronte a obiettivi ingiustamente definiti secondari.

Di secondario l'Europa League ormai non ha più niente: i club italiani incapaci di mettersi in evidenza in una formula complessa che richiede non solo mezzi tecnici, ma anche pianificazione e pazienza, mi ricordano la volpe e l'uva.

Bielsa e Simeone, tecnici molto simili e molto amici, si sfideranno in una partita che potrebbe restare nella storia, pur se silenziosamente, distratti come siamo dalle vicende di altri club che suscitano interesse anche quando non hanno più niente da dire. Due allenatori che sono arrivati in corsa, alla faccia dei tecnici che arrivano a stagione iniziata e non possono incidere, e che hanno ribaltato la squadra come un calzino portandola dall'anonimato alla qualità di un calcio a volte essenziale e provvidenziale (l'Atletico di Simeone) quasi sempre imprevedibile e spettacolare (l'Athletic di Bielsa).

Raramente ho visto quest'anno giocare una squadra bene come i baschi… Tant'è che Bielsa, secondo i periodistas spagnoli, sarebbe la persona giusta per sostituire Guardiola se, come ormai assodato, Pep lascerà il Barça. Mi auguro invece che Bielsa resti dov'è, libero di esprimere il suo dirompente calcio offensivo in una realtà sanguigna e di nicchia per la quale sembra essere nato.

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Twitter: @stefano_benzi

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