Top & Flop

Ciclismo: il meglio e il peggio del 2012

Il 2012 sta per finire e, come da tradizione, è tempo di trarre un bilancio su quanto si è visto in questa stagione. Una stagione che ha riportato l'Italia del pedale a rivincere con Gasparotto una Classica, che ha visto Vincenzo Nibali crescere ancora e che ha regalato a Wiggins la prima affermazione al Tour de France. E poi Contador, Gilbert, Hesjedal, Sagan, Moser: sono tantissimi i protagonisti di questo 2012 che, nella parte finale del suo lungo viaggio, ha purtroppo osservato la strada lasciare il posto alle carte del dossier dell'Usada, e alla triste fine del 'mito' di Lance Armstrong.

TOP

Bradley Wiggins: Parigi e Londra in pochi mesi — E' l'uomo copertina di questo 2012. A luglio diventa il primo britannico di sempre a vincere il Tour de France e, dieci giorni più tardi, Wiggins si impone anche nella prova a cronometro di Londra, conquistando così il quarto oro olimpico della carriera. Rinuncia ai Mondiali di settembre in Olanda, ma solo perché la sua stagione è già un trionfo così com'è. E non è mai un bene sfidare il destino. LEGGI LA NOTIZIA

Rodriguez: numero uno del ranking mondiale — E' stato uno dei protagonisti di questo 2012, e non solo perché a fine stagione è quello che ha conquistato più punti. Ha vinto tappe in quasi tutte le competizioni cui ha preso parte, alla Tirreno-Adriatico, al Giro dei Paesi Baschi, al Giro d'Italia (con 2° posto finale) e alla Vuelta (3°). Poi la Freccia Vallone e il Giro di Lombardia: stagione super per 'Purito', che forse lascerà la Katusha nel 2013. Alla formazione russa non è stata concessa dall'Uci la licenza per la gare World Tour. LEGGI LA NOTIZIA

Ryder Hesjedal: una 'Rosa' a sorpresa — Regala al Canada la prima vittoria di sempre al Giro d'Italia con una corsa attenta, intelligente e senza sbavature. Ci riproverà, e non sarà facile, ma il 2012 resterà per lui un anno indimenticabile. LEGGI LA NOTIZIA

Alberto Contador e una Vuelta da campione - La squalifica non gli è mai andata giù, ma lo spagnolo ha continuato ad allenarsi e, anche grazie ai tanti tifosi che non gli hanno mai fatto mancare la loro fiducia, quando è tornato si è reso subito protagonista. Vincendo una Vuelta (la 2a della sua carriera) con un'azione da antologia nella tappa di Fuente Dé e mettendosi dietro sul podio finale sia Valverde sia Rodriguez. A fine settembre poi la ciliegina della sua stagione (mutilata): conquista la 93esima edizione della Milano-Torino, il primo successo della carriera in una corsa in linea. LEGGI LA NOTIZIA

Sagan e Moreno Moser: il nuovo che avanza — Dello slovacco avevamo già parlato benissimo al termine del 2011: oggi, dopo altri dodici mesi da protagonista nonostante la giovane età (ha solo 22 anni), non possiamo che tornare a farlo. Sempre piazzato nelle Classiche che contano, è maglia verde al primo colpo al Tour de France, dove conquista anche tre tappe. Un campione, e non più solo potenziale. Con Sagan sta crescendo benissimo anche Moreno Moser, figlio di Diego e nipote del grande Francesco: a poco più di 21 anni vince la sua prima corsa, il Laigueglia, poi in luglio conquista la prima corsa a tappe della carriera facendo suo il Tour di Polonia, dove si impone anche due frazioni. Disputa, da più giovane del gruppo, il Mondiale di Valkenburg tra i professionisti. Un corridore di sicuro talento. LEGGI LA NOTIZIA

Nibali e Gasparotto: l'Italia che sorride — Dopo tre anni, l'Italia torna a vincere una Classica. Il merito è di Enrico Gasparotto, corridore 30enne di Sacile, in provincia di Pordenone, che in Primavera si esalta sul Cauberg e vince in volata l'Amstel Gold Race davanti a Jelle Vanendert e Peter Sagan. Le Ardenne sono il suo 'picco' stagionale: piazzamento d'onore, terzo, anche nella Liegi-Bastogne-Liegi. Soddisfazioni per l'Italia anche e soprattutto da Vincenzo Nibali, che riporta il nostro Paese sul podio del Tour de France dopo quello di Basso nel 2005, quando fu 2° dietro Armstrong: il siciliano, che diventa così il secondo italiano dopo Gimondi ad essere salito sui podi di tutti e tre i grandi Giri, è protagonista in Primavera: piazzamenti importanti nelle Classiche, 3° alla Milano-Sanremo e 2° alla Liegi-Bastogne-Liegi, e successo alla Tirreno-Adriatico. LEGGI LA NOTIZIA

Philippe Gilbert e un Mondiale da 'cannibale' - Dopo aver dominato le corse di un giorno nel 2011, l'inizio di questa stagione non era stato all'altezza della sua classe. Ma il belga, che ha faticato in avvio per poi riprendersi definitivamente alla Vuelta (2 vittorie di tappa), aveva puntato tutto sul Mondiale di Valkenburg. Che ha vinto, anzi ha stra-vinto con un'azione devastante sul Cauberg. Secondo vallone della storia a diventare campione del mondo dopo Claude Criquielion. LEGGI LA NOTIZIA

Tom Boonen: le pietre portano il suo nome - Molti appassionati fanno l'errore di tenere a mente solo l'ultima parte di stagione. Nella prima metà dell'anno, però, quando le Classiche di primavera misurano le ambizioni dei campioni, Boonen domina la 'stagione sulle pietre' vincendo — una dopo l'altra — ad Harelbeke, la Gand-Wevelgem, e ottenendo poi per la seconda volta in carriera la doppietta Fiandre (già vinta 3 volte)-Roubaix (4). LEGGI LA NOTIZIA

Cancellara: addio al Tour per 'accogliere' il figlio — Stagione condizionata da una caduta al Giro delle Fiandre dove si procura una frattura in quattro parti della clavicola destra. Prima, però, aveva già vinto le Strade Bianche e una tappa alla Tirreno-Adriatico poco prima di chiudere secondo alla Milano-Sanremo. Vince il prologo del Tour de France per la quinta volta in carriera (prima di lui solo Hinault), e della Grande Boucle diventa il primatista di maglie gialle (27) tra quelli che non hanno mai vinto la corsa francese. Abbandona poi la manifestazione per assistere alla nascita del suo secondogenito. E non è un ritiro come tanti: "Non sono solo un corridore, ma anche un marito e un padre con un secondo figlio in arrivo. Voglio essere vicino a Stefanie in questi ultimi difficili giorni di gravidanza e nel momento in cui partorirà il nostro secondo bimbo. E questo è un trionfo che vale più di una tappa al Tour de France o di una medaglia olimpica". LEGGI LA NOTIZIA

FLOP

La fine del mito di Armstrong — La vicenda che lo ha visto protagonista, con il dossier dell'Usada e la decisione dell'Uci di togliergli i sette Tour de France vinti dal 1999 al 2005, è sicuramente una delle pagine del ciclismo più brutte di sempre. Sicuramente la peggiore di questo 2012. LEGGI LA NOTIZIA

Un Giro d'Italia senza italiani — Non succedeva dal 1994, quando a vincere la Corsa Rosa fu Rominger davanti a Berzin e Ugrumov. Diciotto anni dopo siamo di nuovo stati chiamati a raccontare un Giro d'Italia che non ha visto sul podio finale nemmeno uno dei nostri atleti. E dire che Scarponi e Basso erano partiti per vincerlo. LEGGI LA NOTIZIA

Cadel Evans: l'età che avanza non perdona nessuno — Cadel Evans ci ha provato, ma vincere il Tour de France due volte di fila, con il Team Sky a farla da padrone e con Bradley Wiggins che sembrava essersi disegnato il percorso da solo, non era affatto facile. Settimo in una Grande Boucle che non l'ha mai visto protagonista, l'australiano, che nel 2012 ha vissuto l'unico lampo della sua stagione con il successo al Criterium International, ha persino chiuso l'anno in anticipo per evitare di compromettere il 2013. Che sarà l'ultimo in attività della sua carriera? LEGGI LA NOTIZIA

Frank Schleck: peggio di così è difficile — Chiamato a prendere il posto di Fulgsang al Giro d'Italia, il più grande dei fratelli Schleck esce definitivamente di classifica dopo una caduta che gli crea dei problemi a spalla e ginocchio, e finisce per ritirarsi in occasione della 15esima tappa. Al Tour de France, suo grande appuntamento stagionale e dove si presenta da capitano unico della RadioShack-Nissan per via dell'assenza del fratello Andy, non va tanto meglio: una caduta lo estromette presto dalle prime posizioni della generale e il 17 luglio finisce la sua corsa per la positività a un diuretico, lo xipamide, trovato nelle sue urine durante un test di tre giorni prima. LEGGI LA NOTIZIA

Puntine sull'asfalto: attentato al Tour de France - La 14esima tappa del Tour de France 2012 sarà per sempre ricordata per un episodio che con il ciclismo non c'entra nulla: sull'asfalto, lungo la discesa del Mur de Peguere, ultima salita in programma di giornata, con la fuga ormai andata e il gruppo dei migliori tutto insieme, i corridori si sono trovati a dover dribblare centinaia di puntine distribuite sull'asfalto con l'obiettivo - chiarissimo - di creare problemi agli atleti e ai tanti mezzi di trasporto che seguono il Tour. Una trentina i corridori che si sono dovuti fermare, tanti quelli che sono caduti. LEGGI LA NOTIZIA

L'Italia di Bettini: un quarto posto e nulla più - In tre edizioni dei Mondiali con lui ct, l'Italia non ha raccolto nemmeno una medaglia. Il miglior risultato è stato il quarto posto di Pozzato a Geelong nel 2010, per il resto — a Copenhagen e Valkenburg — l'Italia non è nemmeno entrata nei primi 10. A Bettini il merito di aver inserito giovani interessanti, ma nel ciclismo — come in tutti gli altri sport — alla fine contano i risultati. E la sua Nazionale non li ha raggiunti. LEGGI LA NOTIZIA

Cunego-Basso, e un 2012 avaro di soddisfazioni — Se l'Italia sorride con Nibali e Gasparotto, più alcuni giovani di sicuro avvenire (Moser, Viviani, Guardini…), il nostro movimento non può dirsi soddisfatto per le annate di Basso e Cunego, cui non basta un buon Giro d'Italia (6° posto nella generale) per considerare la sua stagione positiva. Il varesino, invece, partito come possibile vincitore della Corsa Rosa, manca l'obiettivo senza mai nemmeno avvicinarlo. La sua squadra è perfetta, lui no. Il Tour de France corso in appoggio a Nibali è tale solo sulla carta: a conti fatti lui non si vede mai. LEGGI LA NOTIZIA

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NOTA A MARGINE — Impossibile non ricordare il grande FIORENZO MAGNI. Il Leone delle Fiandre, soprannominato così per via dell'incredibile feeling con la Classica belga, ci ha lasciato il 19 ottobre, a 91 anni.  Di campioni come lui, in questo ciclismo che si evolve alla velocità della luce, non ce ne saranno più. LEGGI LA NOTIZIA

di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)