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I 10 momenti difficili dello sport italiano

Il 2012 è stato l'anno delle Olimpiadi, degli Europei di calcio e di altre importanti manifestazioni sportive che hanno visto eccellere i nostri atleti. I loro exploit ci hanno fatto entusiasmare, strappato un sorriso o un'emozione, mentre in certi casi ci hanno reso persino più orgogliosi di essere italiani. In questi dodici mesi così intensi però ci sono state anche delle parentesi da dimenticare, personaggi più o meno di grido che, per semplice sfortuna o per colpe ben più gravi, hanno deluso clamorosamente le attese che si riponevano nei loro confronti. Di seguito passiamo in rassegna i 10 momenti più difficili dello sport italiano.

10) Tania Cagnotto. Le sue lacrime hanno fatto gridare all'ingiustizia milioni di telespettatori. Lacrime di rabbia e frustrazione per due quarti posti immeritati arrivati per imperfezioni minime e soprattutto per un verdetto davvero difficile da accettare. Perché se è vero che nella finale sincro il bronzo è sfumato per un errore imprevedibile della trentina nel quarto tuffo, nella prova individuale Tania è stata inappuntabile per tutti tranne che per i giudici che le hanno tolto la meritata medaglia per 20 maledetti centesimi. Una cosa difficile da accettare, una delusione atroce e durissima da mettersi alle spalle ma che Tania sembra avere superato mostrando ancora una volta carattere e coraggio da campionessa vera.

9) Antonietta Di Martino. Un'atleta aspetta le Olimpiadi per quattro anni, superando mille sacrifici e preparandosi con intensissime sedute di allenamento ma per un banale infortunio a ridosso dell'appuntamento più atteso si vede costretta ad alzare bandiera bianca. Ecco a voi l'incubo che ha dovuto vivere a poche settimane dallo start dei Giochi Antonietta Di Martino, la punta di diamante dell'Atletica Italiana che, per un problema muscolare gestito in modo approssimativo dall'equipe medica, ha dovuto rinunciare alla chance di rincorrere la prima medaglia a cinque cerchi della sua carriera. A 34 anni una cosa difficile da accettare soprattutto per un'atleta seria e di talento come la saltatrice campana. Una che non se lo meritava proprio.

8) Finale Spagna-Italia 4-0. La cavalcata esaltante e per certi versi inattesa della Nazionale di Cesare Prandelli si esaurisce all'ultimo atto nel modo più difficile da accettare. A Kiev gli azzurri, che erano arrivati alla finale fra lo scetticismo generale della critica e di un intero paese superando in semifinale la favoritissima Germania con una partita perfetta sigillata dalla esaltante doppietta di Balotelli, vengono ridicolizzati dalle Furie Rosse che infliggono a Buffon e compagni la sconfitta più pesante in una finale del torneo continentale. Un 4-0 amarissimo che glorifica la Spagna campione di tutto (capace di vincere in quattro anni, dal 2008 al 2012, due titoli Europei e una Coppa del Mondo) e rappresenta un fardello fin troppo pesante per l'Italia che, dopo un torneo al di sopra di ogni più rosea aspettativa, non meritava una lezione tanto dura dai maestri del calcio 2.0.

7) Ferrari vice campione del mondo F1. Avere il miglior pilota del mondo a disposizione, il titolo in mano per metà abbondante del mondiale eppure riuscire a perderlo per tre miseri punti all'ultima gara. Il riassunto dell'amaro epilogo del mondiale 2012 del Cavallino Rampante che, nonostante gli sforzi di un Fernando Alonso commovente ed impressionante per la capacità di sbagliare poco o nulla ed ottenere sempre il massimo da una monoposto inferiore alla Red Bull, e un vantaggio considerevole da gestire (44 punti a 10 Gp dalla conclusione, 39 a sette gare dalla fine del mondiale) non è riuscito ad evitare che il titolo per la terza volta consecutiva finisse tra le braccia di Sebastian Vettel. Mentre dalle parti di Maranello ormai il titolo iridato manca dal 2007… La maledizione continua.

6) Andrew Howe. Per oltre un quinquennio, in particolare nel periodo fra il 2003 e il 2007, è stato il più grande talento dell'atletica italiana. Una sterminata serie di gravi infortuni, una bella dose di malasorte e una gestione agonistica e fisica discutibile lo hanno trasformato in una stella mancata. La pagina più nera del declino del 27enne atleta losangelino di nascita ma trapiantato a Rieti si è scritta nel luglio del 2012 quando Howe ha fallito per 11 centesimi il tempo di qualificazione per partecipare alle Olimpiadi di Londra nei 200 metri. Un forfait che ha fatto rumore e che ha scritto la pagina più nera di un ex fuoriclasse che a 27 anni è già stato rottamato. Tocca a lui nei prossimi mesi zittire i detrattori e le malelingue con i risultati.

5) Nazionale pallavolo femminile. Le campionesse del mondo in carica alla vigilia del torneo erano considerate da tutti le favorite per strappare una medaglia nella rassegna ai cinque cerchi di Londra. Invece per le ragazze di Barbolini alle Olimpiadi è giunta una prematura ed incredibile uscita ai quarti di finale. Come nei mondiali di calcio del 1966 ad estromettere l'Italia è stata la Corea che a sorpresa ha regolato Lo Bianco e compagne con un 3-1 in rimonta che non ammette repliche e che conferma lo scarso feeling delle azzurre del volley con la manifestazione a cinque cerchi, che anche a Pechino aveva rimediato un'eliminazione altrettanto clamorosa.

4) Nuoto Italiano. La piscina doveva essere l'El Dorado, il caposaldo dal quale aspettarsi trionfi e medaglie più o meno luccicanti dalla spedizione olimpica. Invece è stata la disciplina che ha regalato i flop più rumorosi. Fatta eccezione per i quinti posti di Ilaria Bianchi nei 100 farfalla (che hanno dato il via alla crescita della romagnola coincisa con l'oro ai mondiali di Istanbul) e al quinto posto nei 1500 del 18enne Gregorio Paltrinieri e per il bronzo di Martina Grimaldi nella 10 km in acque libere: la spedizione azzurra è stata da dimenticare. Male le staffette femminili e maschili, malissimo Fabio Scozzoli (riscattatosi ad Istanbul con l'oro mondiale nei 100 rana), ridicole le polemiche e gli scambi di accuse fra Magnini, i suoi compagni di squadra, gli allenatori ed i dirigenti. In poche parole, un autentico buco nell'acqua.

3) Valentino Rossi e Ducati. Il matrimonio del secolo si è tramutato nel sodalizio più deludente della storia del motociclismo. Il secondo anno dell'unione fra il nove volte campione della MotoGp e la casa di Borgo Panigale è stato ancor più traumatico e avaro di soddisfazioni del primo. Stravolgere la moto e rinnegare molte dei capisaldi della filosofia Ducati non è bastato a migliorare la performance della Desmosedici che per il Dottore è sempre rimasta un oggetto misterioso, una moto indigesta con la quale è impossibile avvicinare Honda e Yamaha. Tolto l'estemporaneo secondo posto di Misano, sul tracciato dedicato a Marco Simoncelli, il 2012 di Valentino è stato eccitante come una Via Crucis che si è conclusa il 10 novembre 2012 a Valencia, quando il Dottore è salito per l'ultima volta sulla D16, scrivendo la parola fine alla parentesi più infausta della sua carriera.

2) Federica Pellegrini. Se qualcuno nei mesi antecedenti l'inizio delle Olimpiadi l'aveva persino ritenuta più meritevole di Valentina Vezzali nel rivestire i panni del portabandiera della spedizione olimpica, tutti prima del via della rassegna a cinque cerchi si attendevano dalla Pellegrini la solita pioggia di medaglie e di record in piscina. Invece Fede questa volta non ha rispettato le altissime aspettative che erano riposte in lei. Tradita da una preparazione inadatta, dai tormentati rapporti con gli allenatori, dalla pressione eccessiva e chissà anche dagli echi del gossip e della stampa scandalistica: Fede è stata la campionessa più importante a steccare completamente a Londra 2012. Una debacle fragorosa che non ha ancora metabolizzato completamente e dalla quale dovrà essere brava a ripartire nei prossimi mesi per provare il riscatto a Rio 2016.

1) Alex Schwazer. La faccia più desolante e triste di questo 2012 sportivo è certamente quella del marciatore altoatesino, campione olimpico a Pechino 2008 che ha sfregiato una carriera luminosa da atleta modello con il doping, l'Epo per la precisione . Una scoperta che è arrivata il 6 agosto ed ha infangato uno dei giorni più belli dell'avventura londinese nel quale l'Italia stava beandosi per la conquista di altre tre medaglie (l'oro di Campriani, l'argento di Fabbrizi e il bronzo di Morandi agli anelli). Un gesto folle da parte di un'atleta che con un comportamento sconsiderato ha demolito la sua reputazione e che ha preferito prendere la via più stupida per uscire da un mondo fatto di allenamenti e fatica che non amava più. Un uomo apparso troppo fragile per lasciarsi alle spalle anni di insuccessi ed incapace di accettare i riflettori derivanti dall'unione con la pattinatrice Carolina Kostner. Meglio doparsi ed uscire da questo mondo nel modo più ignobile ha pensato Alex che recentemente ha dichiarato: "Che liberazione non doversi più allenare!". Ma se davvero la marcia era diventata un tale peso, non era meglio smettere di fare sport e dire "basta"? Mah, forse sarebbe stato troppo logico.

di Stefano DOLCI (twitter @stefano_dolci)

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