Top & Flop

I top e flop del Tour de France

TOP

BRADLEY WIGGINS 10 - In concorso di merito con la sua squadra praticamente imbattibile, perché la Sky ha firmato 6 delle 7 vittorie britanniche di questa edizione dellaGrande Boucle (c'è anche David Millar della Garmin, 7) grazie agli automatismi dei migliori gregari del Tour, Richie Porte e Michael Rogers, e all'interscambiabilità di Boasson-Hagen, che tira le volate e mena sulle prime salite, di Cavendish - che doveva ritirarsi prima della terza settimana e invece sui Pirenei porta le borracce - e di Wiggins, che in Place de la Concorde (con elegante retaggio pistard) spalanca allo stesso Cannonball la strada per il suo quarto successo a Parigi. Wiggins, con le autoritarie vittorie nelle crono di Besancon e Chartres, ha siglato la cronaca di un successo annunciato per la Sky de France: Chris Froome unico neo.

CHRIS FROOME 9 - Per molti esperti, con l'atto di forza alla Planche des Belles Filles (successo di tappa), gli scatti a La Toussoire e le impazienze pirenaiche, ha dimostrato di essere il più forte di questo Tour: fatto sta che il keniota britannico ha firmato per gli Skyes un contratto da gregario con sei zeri. Ferma restando la sua platealità fuori luogo, si potrebbe discutere a lungo sull'"avarizia" di Wiggins nel negare a Froome il trionfo a Peyragudes dopo così tanta ruota fedele. Dopo il famigerato ordine di squadra, tanti hanno ricordato l'affaire Cunego-Simoni di Bormio 2004 e le occasioni della Vuelta 2011, ma per noi non possono esserci analogie.

MARK CAVENDISH 9 - Dopo il graffio a Tournai e il marginale coinvolgimento nelle solite maxi-cadute della prima settimana, sembrava che il suo test o warm-up Tourdovesse interrompersi prima dei Pirenei e nell'anonimato, invece il mannese ha rinunciato a qualche problematico sprint e fatto il lavoro sporco per Wiggins prima di confermare il suo primato in volata a Parigi. Tris 2012, ventitre successi al Tour de France dal 2008, quarta vittoria sui Campi Elisi. Il sofferto trionfo di Brive La Gaillarde poi è stato un vero capolavoro, così affine alla Milano-Sanremo 2009. Ai Giochi Olimpici sarà difficilissimo far abdicare il Campione del Mondo.

 PETER SAGAN 9 - L'astro più luminoso del ciclismo mondiale, perché a 22 anni, dopo i winners in California e in Svizzera, firma tre bellissime e diversificate vittorie alla Grande Boucle e porta la Maglia Verde fino a Parigi. Peccato soltanto per i tre secondi posti dietro a Greipel, due volte, e Cavendish: Sagan deciderà presto se diventare "uomo da classiche" o da grandi corse a tappe: noi confidiamo nella seconda scelta.

VINCENZO NIBALI 8 - Un bellissimo podio sugli Champs Elysées e gli unici tentativi di breccia contro l'infrangibile muro Sky sulle Alpi prima della resa pirenaica. Nibali ha fatto da solista per ovviare alle difficoltà di una Liquigas spremuta da Ivan Basso (5) al Giro d'Italia, con Szmyd mai pervenuto. La squadra (comunque ben coordinata da Scirea e Zanatta per il suo capitano) ha cercato invano qualche soluzione con Basso, inedito attaccante di giornata nelle prime fughe di tappa, e con le eclettiche intuizioni di Sagan, ma Nibali è comunque diventato grande e peccato soltanto per un fallito successo di tappa, a causa di una noia muscolare, nell'ultima frazione di montagna, la più controversa, quella delle inquietudini di Froome e del trionfo, con l'insolita ruota in salita, di Alejandro Valverde (8).

THOMAS VOECKLER 8 - E' un voto alla Francia per le cinque vittorie di tappa con Thibaut Pinot (8) - classe 1990, il più giovane della corsa - Pierrick Fedrigo e la tripletta della Europcar che non fa parte della World Tour e, alla Grande Boucle con l'invito, doveva fare da sparring-partner con qualche shot nelle fughe. Pierre Rolland non è entrato in classifica, ma ha vinto la prestigiosa tappa dei Gpm di Madeleine e Croix de Fer, mentre Thomas Voeckler, dopo i fasti in maglia gialla dello scorso anno, si è confermato, vincendo due frazioni e portando la Pois a Parigi, il corridore più versatile e intraprendente del Tour.

FABIAN CANCELLARA 8 - Ha conservato per sette tappe la maglia da leader della corsa (primatista in giallo tra chi non ha vinto il Tour de France) e vinto il suo quinto Prologue in carriera come il leggendario Hinault. Abbandona la corsa ad Albertville per assistere alla nascita del suo secondogenito: l'ultimo grande successo di un campione extra-ordinario.

TEEJAY VAN GARDEREN 7 - In classifica generale (quinto finale) fa meglio del suo capitano, Cadel Evans, e a 23 anni vince la prestigiosa Maglia Bianca. La Bmc non lo frena quando si accorge che Cadel non ne ha più e Tejay risponde con ottimi tempi in montagna, oltre che a cronometro.

ANDRE GREIPEL 7 - Tre volate al Tour con la ruota davanti a Cavendish, Sagan, Petacchi (6) e Matthew Goss (5) è un bel bottino e la sua squadra, la Lotto-Belisol, ha dimostrato una solida struttura negli sprint e nel ritmo per il gruppo. Il capitano, Jurgen Van den Broeck (7), ha chiuso senza acuti con un buon quarto posto in generale.

ALEXANDRE VINOKOUROV 7 - Agli attaccanti di giornata spettano sempre le note di merito, ma a Vino e agli altri "campioni di fatica" - Chris Sorensen, Dries Devenyns, Michael Morkov e il nostro Simone Stortoni - sempre sui pedali per fare i battistrada insieme a Voeckler, Sanchez e Millar (vincitori di tappa) assegniamo i gradi di leader morali della corsa.

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FLOP

CADEL EVANS 5 - Voleva tentare una difficilissima riconferma dopo il trionfo nell'edizione scorsa, e invece ha preso minuti a cronometro e si è staccato in montagna, chiudendo stremato al settimo posto dopo lo stress nella tappa di Foix - che sarà tristemente ricordata per i chiodi sulla strada più che per la grande fuga al traguardo di Luis Leon Sanchez (7). A 35 anni non è semplice salire con i migliori.

DENIS MENCHOV 5 - E non lo è nemmeno a 34... Capitano Katusha, due volte vincitore della Vuelta e primo al Giro 2009: era la sua ultima occasione per uno storico "grande slam" e con il podio come obbiettivo più realistico, invece la sua trama narrativa è stata molto conforme a quella di Evans, ma con un gap prematuro e più ampio (quindicesimo finale).

TONY MARTIN 5 - I piani della Omega Pharma erano chiari: se Martin fa il vuoto nelle crono (oro ai Mondiali di Copenaghen 2011), potrà contendere a Wiggins il Tour più originale della storia della Grande Boucle, invece nel prologo ha forato, a Tournai si è fratturato lo scafoide cadendo rovinosamente e a Boulogne-sur-Mer si è dovuto ritirare. Come Samuel Sanchez, sfortunatissimo.

ROBERT GESINK 5 - Come sopra, solo che si perde il conto delle cadute e dei problemi meccanici nella prima settimana di corsa per il capitano della Rabobank, che doveva fare un grande Tour e invece si deve arrendere ai numi avversi.

RYDER HESJEDAL 5 - Come per Martin, è un voto negativo soltanto per la cattiva sorte: il capitano della Garmin poteva fare podio dopo aver dimostrato, vincendo il Giro d'Italia, di andare forte in crono e salire con i migliori sui Gpm, ma cade nella campagna di Gorze e deve ritirarsi a Metz con la clavicola fratturata.

FRANK SCHLECK 3 - Nell'anno in cui sembrava finalmente emancipato dal più talentuoso fratello Andy, il primogenito degli Schleck ha pedalato sempre sottotono uscendo subito dalla classifica e abbandonando, in odore di squalifica da parte dell'USADA, il Tour per le tracce di xipamide (un crontroverso diuretico) nell'urina. In attesa delle contro-analisi, non si potrà parlare di doping (come per lo sciagurato Di Gregorio della Cofidis), ma dopo le ombre al Giro - Schleck si è ritirato per un improbabile infortunio rimediato in una caduta forse mai avverata - e la gendarmerie al Tour arriveranno per Frank le salite più dure prima di un'incerta rivalsa.

di Fabio DISINGRINI