Top & Flop

Il meglio e il peggio del rugby del 2012

Il 2012 non sarà certo un anno da ricordare per il mondo del rugby, ma sono comunque tante le cose da ricordare e altrettante quelle da dimenticare. Un anno, stranamente, ancora a tinte All Blacks, ma non poteva essere diversamente vista anche la pochezza dimostrata dalle altre cosiddette superpotenze della palla ovale. Dopotutto si trattava di un anno senza grandi eventi, della stagione post-mondiale: un anno buono per ricostruire laddove ce ne fosse bisogno, di rinnovare invece nelle realtà in cui lo si potesse fare. C’è chi c’è riuscito molto bene, altri dovranno fare meglio da qui al prossimo mondiale. E poi spazio anche al sorriso, nel bene e nel male.

NUOVA ZELANDA SEMPRE PIU’ FORTE, SE POSSIBILE – Sono in tanti a domandarsi da qualche tempo se gli All Blacks che possiamo ammirare nei nostri tempi siano o meno i più forti di tutti i tempi. La risposta probabilmente sarebbe stata “sì” al 100% se quest’anno avessero chiuso con l’imbattibilità totale, che invece non è arrivata per colpa dell’Inghilterra (ma ne parleremo qui sotto). Resta un 2012 pazzesco da parte dei campioni del mondo, capaci di battere, anzi stra-battere chiunque: 20 partite senza sconfitte (12 vittorie e un pari nell’anno solare), stravinto il primo Four Nations della storia, squadra IRB più forte dell’anno, miglior giocatore dell’anno (Dan Carter davanti al suo capitano Richie McCaw), miglior tecnico dell’anno (Steve Hansen). Il tutto lanciando orde di giocatori che domineranno anche nelle prossime stagioni, oltre ai soliti volti noti. What else?

L’INGHILTERRA E TWICKENHAM, CHE DUO - Lo abbiamo detto poco fa: All Blacks quasi imbattibili nel 2012, quasi. Se dobbiamo aggiungere questa postilla lo dobbiamo solo e solamente alla squadra di Stuart Lancaster, brava a sfruttare il momento di defaiance e di stanchezza di una stagione lunghissima soprattutto per la Nuova Zelanda, impegnata in una lunga serie di test-match. Il 38-21 di Twickenham ha riportato i Tuttineri sulla terra, e di questo non possiamo che essere grati agli inglesi. E pensare che prima della partita, gli inglesi erano dati 12 a 1... Non male anche l'Haka flash mob che ha preceduto l'evento!

L’ANNO DELL’ARGENTINA TRA I GRANDI - Il 2012 sarà ricordato anche come il primo anno dell’Argentina nel rugby che conta. Dopo anni di “piagnistei” (così sono stati considerati per la maggior parte del tempo dall’Emisfero Sud), i Pumas sono stati ammessi al Rugby Championship, al tavolo di Nuova Zelanda, Australia e Nuova Zelanda: e i ragazzi di Stantiago Phelan hanno dimostrato di poter stare a questo livello, lottando al massimo in ogni singolo match, riuscendo anche a pareggiare un match. Da qui a vincerne non manca molto…

L'ITALIA CHE CONVINCE E (LENTAMENTE) CRESCE - Il bilancio dell'Italrugby del 2012 può, tutto sommato, essere considerato positivo: su 11 partite disputate, sono arrivate quattro vittorie. Una nel Sei Nazioni con la Scozia (la gara da vincere), le altre con formazioni di livello inferiore (Russia, Canada e Tonga). C'è stato il passaggio all'Olimpico nelle partite di cartello: una partita vinta, soprattutto dal pubblico azzurro che ha dimostrato di apprezzare lo spazio dato alla disciplina. Ma sono soprattutto le partite non vinte contro le squadre di primo livello, come al solito, a dare le indicazioni più importanti: siamo stati in lotta sino all'ultimo con Inghilterra e Australia, ce la siamo giocata per un tempo con gli All Blacks. E' da qui che si deve ripartire per crescere. Ancora.

GLI SPOT "OLIMPICI" DI MARTIN CASTROGIOVANNI - Come tutti sanno il rugby non è una disciplina presente ai Giochi olimpici: c'è stato in quattro edizioni nel primo Novecento, ci tornerà nel 2016 nella sua versione a sette giocatori. Quest'anno, anno olimpico, però una presenza della palla ovale non poteva mancare a Londra: ci ha provato il pilone della nazionale azzurra, Martin Castrogiovanni, a intrufolarsi in svariate selezioni olimpiche italiane. Ginnastica artistica, pallanuoto maschile, pallavolo femminile: sarà stato solo uno spot, ma il buon Castro ha fatto sorridere molti, e magari qualche migliaio di persone in più saprà chi è lui e cosa rappresenta per il rugby.

FLOP

UN GALLES DISASTROSO DOPO IL SEI NAZIONI – Va bene, avranno pure vinto il Sei Nazioni (il terzo in otto anni), ma la china presa dai Dragoni da lì in avanti è roba da lettino di psichiatra. Evidentemente gli sforzi profusi tra Coppa del Mondo (e la sconfitta in semifinale sanguinosa con la Francia) e il grande slam nella competizione europea più importanti, hanno portato strascichi inattesi per la squadra gallese, che ha chiuso l’anno con sette ko consecutivi. L’ultimo dei quali, all’ultimo minuto con l’Australia, è valso anche la retrocessione nella terza fascia del ranking mondiale.

LE SCELTE DELLE FEDERAZIONI (AUSTRALIANA E SCOZZESE) - Sulla scia di Quade Cooper, ci chiediamo anche perché Robbie Deans continua a essere il ct della nazionale australiana? Non sono solo le continue sconfitte con gli All Blacks o alcuni ko inspiegabili, come quello con la Scozia o la super-sconfitta con la Francia (33-6) a non convincere; è soprattutto la gestione successiva a questi eventi. Per il 2013 non ci sono più scuse. Diversa la situazione di Andy Robinson e la Scozia: fuori dal Mondiale nella fase a gironi (per la prima volta nella storia) un Sei Nazioni con tutte sconfitte. Non possono bastare tre test vinti (con Australia, Figi e Samoa): il ko definitivo per squadra e ct arriva con Tonga. E la palla ovale (che scotta) passa a Scott Johnson. Valeva la pena aspettare così tanto per cambiare?

L'ENNESIMO FLOP DI QUADE COOPER - Forse non tutti i non appassionati di rugby lo conoscono, ma questo giocatore avrebbe potuto essere la stella dell'Australia; ma dopo aver criticato il coach e aver annunciato al mondo che il camp dei Wallabies era definibile come "tossico" allora non ci sono più scuse per lui. Ha fallito al Mondiale, ha fallito anche in test più agevoli, ora tutti in casa Australia hanno ben capito sino a dove può arrivare uno dei giocatori più sopravvalutati del mondo.

LA GAFFE SULL'INNO DI MAMELI - Va bene, tutto ma sbagliare l’inno di Mameli forse non è troppo? L’esibizione di Katia Ricciarelli, nell’immediata vigilia del match dell’Olimpico tra Italia e All Blacks, è forse la cosa che chi ne sa meno di rugby, purtroppo si ricorderà di più. Lo svarione al momento dell’inno è stato commentato dalla stessa cantante, che si è scusata dicendo di aver avuto “un attimo di incertezza sul chi seguire, se la banda o i 75mila tifosi”. Se volevamo far paura ai Tuttineri, che di lì a poco avrebbero messo in mostra la loro Haka, beh forse ci siamo riusciti. Scherziamo, ovviamente, cara Katia.

SE QUEL CALCIO DI ORQUERA... - "Con i se non si fa mai la storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato", diceva Alessandro Cutolo. Ma se il calcio di Orquera all'ultimo respiro del match con l'Australia fosse finito tra i pali al posto di volare fuori, saremmo qui a parlare di un 2012 fantastico per il rugby azzurro. Sarebbe stato il primo pareggio per gli azzurri con i Wallabies, così è "solo" il secondo risultato migliore di sempre. Se...

Buon Natale, Buon anno nuovo e Buon Rugby a tutti!

di Davide BIGHIANI