Voci da Londra

Mennea “Bolt, il più grande velocista di tutti i tempi”

Prosegue la serie di interviste olimpiche di Pietro Mennea su Eurosport; questa volta la leggenda dell'atletica azzurra commenta i "suoi" 200 vinti a Londra da Usain Bolt, il bronzo di Fabizio Donato nel triplo e il primato del mondo di Rudisha sugli 800...

Dopo una splendida finale dei 100, anche quella dei 200 è stata straordinaria, con Bolt a farla nuovamente da padrone. Quali sono le sue sensazioni dopo la gara?

È stata una grandissima finale non solo per il 19"32 di Bolt, ma anche per il 19"44 di Yohan Blake e il 19"84 di Weir, terzo classificato. Usain Bolt ha interpretato bene la gara: partendo in corsia 7 e avendo quindi l'avversario più pericoloso alle spalle, è stato costretto a correre una bella curva, una prima parte di gara molto decisa che lo ha portato a uscire dalla curva con un margine netto di vantaggio; Blake ha tenuto fino ai 150 metri ma poi l'azione di corsa senza eguali di Bolt ha fatto ancora una volta la differenza e lo ha portato a chiudere con questo 19"32 che è un 'signor tempo'. Bolt ripete così l'accoppiata di Pechino e questo risultato lo porta sicuramente all'interno della cerchia delle leggende di questo sport. È il più grande velocista di tutti i tempi.

Non solo Bolt ma anche Blake e Weir... La Giamaica ormai è la dominatrice assoluta dello sprint.

Indubbiamente la Giamaica, ancor più degli anni passati, è una grande realtà della velocità. Gli statunitensi purtroppo devono inchinarsi di fronte a questa superiorità. La differenza credo sia nel ricambio generazionale, che gli americani non hanno: fanno fatica ad esempio a trovare un quattrocentista competitivo (nei 400 non c'era nessuno statunitense!) e nei 200 abbiamo visto solo Spearmon, mentre nelle altre edizioni gli americani piazzavano sempre i loro tre elementi in finale: in passato era raro non trovare i tre sprinter americani nelle gare veloci... Di conseguenza oggi la Giamaica si può considerare 'il regno della velocità': anche ai miei tempi c'era Don Quarrie che fu il primo a vincere i 200, ma ora la situazione è cambiata; una volta i migliori atleti andavano a studiare nelle università americane, mentre ora i talenti restano sull'isola e vengono affidati ai tecnici specializzati del luogo. C'è un reclutamento organizzato sullo stile inglese, con i migliori giovani che vengono selezionati nelle scuole e lasciati studiare, ma con addosso l'occhio vigile di un tecnico che ne osserva la crescita sportiva giorno per giorno.

Spearmon ha deluso un po' come Lemaitre: il francese forse è stato penalizzato anche dalla corsia interna...

Ci si aspettava sicuramente che Lemaitre potesse arrivare più vicino al podio, ma in finale non è mai riuscito a restare vicino ai giamaicani. Dovrà analizzare con attenzione la sua prova con il suo allenatore per capire dove ha sbagliato e come poter migliorare.

Finalmente è arrivata una medaglia anche per l'Italia con Fabrizio Donato nel triplo: a 36 anni ha saltato con grande costanza, dimostrando di aver preparato l'appuntamento nel migliore dei modi.

Sì, davvero una grandissima gara quella di Donato, soprattutto perché il salto triplo è una specialità molto dura ed è sicuramente difficile arrivare alla sua età ed essere ancora competitivo con i migliori. È stato veramente capace di tirar fuori le unghie del campione, il carattere del campione. A 36 anni chiude la sua carriera (o almeno credo la chiuderà) con un questa medaglia di bronzo dopo aver vinto i Campionati d'Europa. Una carriera nobile, con due medaglie importanti. Ma attenzione, questo risultato non deve far dire che 'l'atletica italiana salva la sua spedizione': l'atletica italiana rimane in forte difficoltà ed è un movimento che, dispiace dirlo, va rifondato, ridiscusso, rimesso in piedi, perché offre molto poco soprattutto rispetto a quella che è diventata la concorrenza mondiale.

A proposito di grandi prestazioni mondiali, quella di Rudisha sugli 800 ha davvero impressionato realizzando il nuovo primato del mondo senza 'lepri'...

Una prestazione di grande prestigio quella di Rudisha, un risultato tecnico eccezionale soprattutto perché alle Olimpiadi è difficile abbinare il gran tempo e il grande risultato. La sensazione è che lui sia pronto per attaccare il muro storico dell'1'40" e potrebbe anche riuscire ad abbatterlo, magari senza correre da solo come ha fatto ieri: credo abbia questo tempo nelle gambe e nella testa. La sua finale è stata impressionante, una di quelle gare che si vedono raramente: grande padronanza, grande sicurezza... Rudisha sarà l'uomo da battere sugli 800 nel prossimo futuro, ma già dietro si iniziano a vedere avversari interessanti come il giovanissimo Amos (classe '94 del Botswana, ndr)che è arrivato secondo stando sotto l' 1'42". Insomma, ne vedremo delle belle...

Un'ultima battuta su Yelena Isinbaeva, un'altra stella che saluta le Olimpiadi.

Mi dispiace un po' perché quando una grande atleta come lei si presenta alle Olimpiadi dovrebbe farlo con sicurezza, per cercare il grande risultato: mi aspettavo quindi un po' di più da lei, ma evidentemente sta già pensando al ritiro. È un peccato, perché non ha un'età così avanzata e potrebbe dare ancora moltissimo all'atletica.

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Le interviste di Pietro Mennea su Eurosport:

-"Ecco come sono cambiate le Olimpiadi"

-"Lemaitre potrà far meglio del mio 19.72"

-"La super-finale dei 100 e la splendida Jessica Rossi"

-"Usain Bolt, semplicemente il migliore sui 100 metri"

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