Alex Zanardi, un'infinita leggenda di sport

Con l'oro conquistato nell'handbike alle Paralimpiadi arriva un altro successo straordinario per questo vero e proprio campione di sport, a 360 gradi. Quale sarà la prossima tappa di questa leggenda senza fine?

Scrivere, parlare, discutere di Alex Zanardi senza cadere nella retorica, specialmente in questi giorni, non è affatto semplice. Parlare dell’ennesima impresa vincente di Alex Zanardi, nello sport, lui che vincente lo è ogni giorno nella vita, appare quasi imbarazzante. Eppure è l’unico metodo - celebrazioni e badilate di complimenti - per raccontare la storia di un uomo che a 45 anni, dopo aver conquistato un oro olimpico, rilascia questo tipo di dichiarazione: “Mi considero uno che ha avuto tantissimo nella vita e continuo ad aggiungere. Di questo non posso che ringraziare la Dea bendata".

Ringraziare lo sport e la dea bendata, dopo che questa, all’età di 35 anni, ti ha levato entrambi gli arti inferiori non è cosa da tutti. Come non lo è vincere e stabilire il record del mondo alla maratona di New York (handbike) nel 2011, o esordire alle Olimpiadi, quasi undici anni dopo il fatale incidente, e portarsi via la medaglia del metallo più pregiato. Insomma Alex Zanardi è l’interprete più straordinario della definizione “atleta”, l’essenza più pura dell’Uomo completo, quello che non si arrende, non si lamenta, ma ringrazia ogni giorno per quello che ha e lavora ogni minuto per ottenere sempre di più da se stesso. Sembra retorica, e rileggendo il tutto probabilmente vi lascerà quella sensazione, ma che cos’è “la retorica” davanti alla figura di Zanardi? Il “banale” elenco dei traguardi raggiunti non è forse il modo migliore per raccontare la storia di un uomo?

Zanardi ha sempre vinto. Ha vinto 2 anni dopo l’incidente, quando tornò sul luogo maledetto per ripercorre i restanti 13 giri della gara del 2001 che gli levo le gambe ma non il talento (in quell’occasione fece infatti registrare un tempo che gli avrebbe permesso di partire dalla quinta posizione); ha vinto nel 2005, quando si conquistò il campionato italiano superturismo; ha vinto nel 2007, quando alla sua prima gara di handbike - maratona di New York - arrivò quarto. E ha vinto alle Paralimpiadi di Londra, nella prova a cronometro della medesima disciplina, mettendo dietro atleti giovani tanto quanto veterani. E a chi gli chiede adesso cosa farà lui risponde: “Se continuerò? Innanzitutto c'è la gara in linea, poi non so, vedremo. Io senza sport non so vivere”. Noi siamo pronti a scommettere per un altro esordio vincente. E voi?

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