Andrea Stramaccioni, il tecnico del futuro?

Stramaccioni

Le strade di Claudio Ranieri e dell’Inter si sono separate. Così, senza troppi traumi, con la consapevolezza che da una parte di aver fallito la missione, dall’altra di avere un asso nella manica il cui nome, sconosciuto ai più, sarò ben presto famoso.

Perché a volte il destino toglie, ma spesso è capace di ripagare per le passate sofferenze. Lui è Andrea Stramaccioni (foto Inter.it), tecnico della Primavera con un passato da calciatore. E che calciatore. Riconosciuto come uno dei talenti più puri del calcio italiano, l’ex difensore centrale è stato costretto a lasciare a causa di un grave infortunio al ginocchio che tre operazioni non riuscirono a risolvere. Chi gioca a calcio a buoni livelli sa cosa vuol dire veder svanire un sogno quando sei ad un passo dal vederlo trasformato in realtà. C’è da perderci la testa. Lui no. Lui è un duro, un lottatore. Ha la menta aperta, Stramaccioni, così come la sua idea di gioco dimostra. Impossibilitato a proseguire la sua carriera, ha deciso di reinventarsi allenatore con risultati sorprendenti.

La sua carriera in panchina è stata di tutto rispetto: ha iniziato nella stagione 2001/2002 vincendo il titolo provinciale Allievi con l’Az Sport, seguiti da due titoli regionali e un Giovanissimi alla guida della Rumulea. Il passaggio alla Roma, a quel punto, è stato naturale. Alla guida delle giovanili (Esordienti, Allievi e Giovanissimi) ha vinto di tutto, pur non riuscendo a compiere il salto di qualità, bloccato nel suo passaggio alla Primavera da Alberto De Rossi, padre di Daniele e assolutamente deciso a non lasciare il suo posto sul campo per un ruolo da supervisore.

Così il suo desiderio di carriera lo ha portato a lasciare la Roma e a cercare fortuna altrove arrivando alla NextGen nerazzurra. Lì ha continuato a mettersi in luce dimostrando un’apertura mentale piuttosto rara ai giorni nostri e un intuito invidiabile che lo ha portato a fare scelte azzardate che, alla fine, gli hanno dato ragione.

Il suo punto di forza è riuscire a lavorare con quello che ha, cambiando modulo di gioco e ruolo ai calciatori in base alle esigenze, chiedendo e ottenendo fiducia anche da chi è spesso costretto alla panchina. Riesce a prendere il meglio da ognuno, lavorando anche sulla psicologia dei suoi ragazzi chiamati a far gioco anche quando relegati in tribuna. E non è cosa da poco se si pensa che i nerazzurri di serie A ricnoscevano ad un certo Josè Mourinho le stesse qualità.

La sua impresa alla guida dell’Inter non sarà facile. Non gli si chiedono miracoli per questa stagione, sono una navigazione tranquilla verso gli ultimi obiettivi rimasti. Ma soprattutto gli si chiede di lavorare sul futuro, di guardare nelle giovanili e di tirar fuori il coniglio dal cilindro, magari scoprendo qualche nuovo talento da inserire in squadra. Non solo, la sua missione sarà dare nuova vitalità ai ‘senatori’ affinchè la squadra possa a giungo metterli sul mercato non come giocatori falliti, ma come chi sta vivendo una nuova giovinezza. Hai detto niente…