Atletica - Bolt: "Penso di poter fare un record a 9.40"

L'uomo più veloce del mondo sogna un primato imbattibile per restare indimenticato alla posterità e nel frattempo coltiva altri hobby: continua a giocare a calcio e ribadisce che vorrebbe diventare un calciatore dopo aver smesso di correre, ma pensa anche a fare l'imprenditore

"Sogno di correre così forte da realizzare un record imbattibile per tutte le generazioni a venire, diciamo 9"40. E' un tempo che credo di poter centrare. E nel caso, sono certo rimarrebbe imbattuto per un bel po' di annetti. Ci sono comunque dei limiti alla velocità umana. Penso sia davvero impossibile correre sotto la soglia dei 9"20. Non è una questione di allenamento, è una faccenda strutturale".

Usain Bolt, l'uomo più veloce del mondo, è protagonista di MAX da giovedì 8 novembre in edicola, su ipad e online su max.gazzetta.it. "Rivali? Certo che ce ne sono. Persino nella mia squadra c'è gente in grado di battermi prima o poi. Yohan Blake ha la stoffa per correre alla grande".

Innamorato della Playstation, spesso incollato allo schermo per Call of Duty, Gta, Fifa football, Bolt non manca di ribadire la sua passione per il calcio: "...quando sono a Kingston non c'è domenica che non mi fiondi sul campo per il partitone di rito con gli amici. Non usano di certo guanti bianchi, tutt'altro: entrano duro, perché sanno che io sono quello da battere e che non ho paura di farmi male. Vero è che non credo esista ancora un difensore abbastanza lesto da fermarmi...".

Ammette che "ci rimarrei parecchio male se i giornalisti calcistici scrivessero soltanto che sono veloce... vorrei che sottolineassero la mia classe, il tocco. Quello sì sarebbe appagante". Altro sport, altro campione? "Kevin Garnett, l'ala dei Boston Celtics. E' un leader nato, con un cuore indomabile e un'inesauribile forza di volontà. Lo considero il più grande uomo squadra dello sport mondiale".

Scoliosi, una gamba più corta dell'altra, i problemi fisici, il suo pane quotidiano: "Purtroppo mi accompagnano sempre e devo starci attento. Per stare in piedi e gareggiare al meglio devo concedermi riposo, molto stretching e interminabili sedute di massaggi". Il futuro? "Il business m'interessa, e una volta ritirato dalle competizioni mi ci dedicherò di più. Il bar che ho aperto a Kingston (l'Usain Bolt's tracks and records, ndr.), ad esempio, sta andando alla grande, e metterlo in piedi mi è piaciuto molto".

Troppi soldi e troppo in fretta? "Non ne ho idea, davvero. So solo una cosa: correre per me non è mai stata una faccenda di denaro: io corro, e i tifosi si gasano. E più loro si gasano, più io corro. Ecco perché lo faccio. Per le sensazioni impagabili che mi regala tutta questa energia".