ATP World Tour Finals - Djokovic, il re delle rimonte colpisce ancora

In entrambi i set sotto, il serbo supera Roger Federer per 7-6, 7-5 al termine di una finale dal contenuto tecnico eccezionale e conquista così le ATP Finals 2012. Per il serbo è il secondo successo dopo quello del 2008 e la conferma del suo status di numero 1 della classifica ATP

Aveva aperto il 2012 con la strepitosa finale di Melbourne contro Rafa Nadal e l’ha chiuso con la meravigliosa battaglia della O2 Arena contro Roger Federer. Il 2012 alla fine ha il suo padrone: Novak Djokovic. Il serbo, numero 1 al mondo, supera Federer al termine di una partita dall’eccezionale patos e contenuto tecnico. Come nella semifinale con Del Potro, infatti, Djokovic è stato capace per ben due volte di risalire da un momento di difficoltà e girare un set – pardon, due set – prima con una rimonta da 0-3 terminata al tie-break e poi con un parziale di 4 giochi a zero culminati dall’annullamento di 2 set point consecutivi a Federer. Il serbo chiude così il cerchio dell’anno solare 2012. A Roger Federer, però, restano i complimenti per aver dato a 31 anni l’ennesima dimostrazione della sua infinita classe tennistica.

LA PARTITA - Lo spettacolo, siamo sinceri, è stato qualcosa di eccezionale. Che Londra avesse portato in città per 8 giorni la crème del tennis mondiale era evidente, che ne uscisse una finale di questo contenuto tecnico assolutamente non scontato. Eppure, colui che in avvio è sembrato divertirsi meno di tutti, alla fine è il giocatore che si è rivelato campione.

CINCINNATI II, IL RITORNO - Novak Djokovic infatti subisce la partenza a NOS di Roger Federer che, memore della finale di Cincinnati (l’ultima tra i due tennisti), prova da subito a comandare lo scambio e infilare la prima. Il piano riesce, il break arriva, Djokovic è annichilito dai 12 punti a 2 di Federer e dopo poco meno di un quarto d’ora il serbo si ritrova a rincorrere un 3-0. Londra e l’Ohio sono però distanti 6373 km oltre che separati da 3 mesi di tennis e, il serbo, anziché aspettare il secondo set, trova la reazione che fa svoltare il suo match già nel primo.

MA IL COPIONE E' DIVERSO - Per mettere in difficoltà Federer il serbo ha infatti bisogno di elevare il suo rendimento dal fondo che, nel caso di Djokovic, si può tradurre solo in un’idea tattica: mettere i piedi in campo. Il numero 1 al mondo si fa più aggressivo, prende in mano il comando del gioco, costringe Federer a una partita fisica (oltre che di tocco) e fa muovere lo svizzero lungo la linea di fondo come mai nessuno in questa settimana è riuscito a fare. Il ritmo è infernale, il livello delle giocate di entrambi al limite della perfezione ma, immediatamente, Djokovic recupera il controbreak e ferma la fuga di Federer sul 3-3.

TROPPO NOLE, LA MAGIA DI ROGER NON BASTA - Il set a quel punto si regge su equilibri precari: la prima di servizio di Federer, la regolarità dal fondo del serbo ma, soprattutto, la capacità dello svizzero di correre a ritmi più da Rafa Nadal che da Roger Federer. Nel primo game però in cui il fenomeno di Basilea non riesce a controllare tutto ciò - il nono - Djokovic trova alla terza palla break l’allungo che potrebbe sembrare decisivo. Il condizionale è d’obbligo perché il break che porta Djokovic sul 5-4 dura giusto un turno di servizio: Federer raccoglie le forze in riposta e con cuore, orgoglio e una strenua difesa rientra in partita e prolunga il set fino al tie-break. Lì il tema tattico non cambia ma a passare, nonostante una volèe di Federer sul primo set point di Djokovic che entra di diritto nella top3 dei punti dell’anno (davvero da vedere!), il serbo si impone per 8 punti a 6 e si mette a fare gara di testa.

SORPRESA - A risentire delle fatiche fisiche oltre che della mazzata psicologica, in teoria, dovrebbe essere il 31enne di Basilea ma, sorprendentemente, non è così. Il livello di tennis stratosferico tenuto da entrambi nel primo set sembra aver infatti lasciato più scorie nella racchetta, nelle gambe e nella testa del serbo che come in avvio di primo set, in meno di un nulla, va sotto.

ROGER IN CONTROLLO MA... - Federer scappa avanti 2-0 e, per tutto il set, rimane praticamente in controllo del match. Djokovic, dal canto suo, lì per lì non riesce a replicare la “remuntada” di inizio partita ma, anzi, rischia di soccombere nel quinto gioco dov’è costretto ad annullare una palla del potenziale 4-1. Il merito del serbo, nonostante un livello leggermente minore rispetto all’ora di gioco precentente, è però quello di rimanere agganciato al match fino al 3-5 e, da quel momento, far scattare l'ennesimo piano diabolico.

L'ESPERTO IN RIMONTE - Tenuto il turno di servizio con agilità da Djokovic, Federer va a servire per il set sul 5-4. Il game sembra una formalità. Non lo è. Nonostante lo svizzero salga piuttosto rapidamente sul 40-15, Djokovic trova la rimonta a un passo dal terzo set e prima su errore di Federer e poi con tre scambi comandati, infila quattro punti consecutivi che gli valgono il 5-5. E’ solo l’inizio.

IL MARCHIO DI FABBRICA - Federer, con Djokovic già garantitosi come minimo il tie-break, torna al servizio con i fantasmi di un cannibale che dall’altra parte della rete ha sentito l’odore del sangue. Sul 30-30 pari lo svizzero spara in corridoio un attacco di dritto che manda Djokovic al match point. E al serbo quello è tutto ciò che serve: Federer prende in mano lo scambio, attacca con un dritto a sventaglio e manda Djokovic 2 metri fuori dal campo, ma il passante lungolinea in allungo di rovescio è il marchio di fabbrica “made in Belgrado” che vale i titoli di coda allo strepitoso 2012.

LA VOCE DEL PADRONE - Vince Novak Djokovic e lo fa chiudendo con il quindici più emblematico dell'anno. L’annata 2012, contraddistinta dal più assoluto equilibrio, si chiude così con l’affermazione dello stesso giocatore che aveva spadroneggiato nel 2011 e aperto le danze nel 2012. Un bel modo per confermare i numeri del computer dell’ATP. Un ottimo modo per riconfermarsi numero 1 al mondo.