Body Language

Al termine della prima giornata di Ryder Cup più che il punteggio preoccupano in chiave europea l’atteggiamento dei giocatori e alcune scelte del capitano Olazabal

Testoni bassi, pochi sorrisi, facce preoccupate, rilasci dei bastoni che spesso finiscono scomposti. Insomma sensazioni, che preoccupano i tifosi del team Europe più del punteggio di 5 a 3 a favore degli Stati Uniti con cui si è conclusa la prima giornata di Ryder Cup. E anche gli atteggiamenti in campo sono stati decisamente diversi. Da una parte gli statunitensi: dodici leoni che ruggivano ad ogni colpo sin dal tee della buca 1. Dall’altra i migliori giocatori del mondo – l’Europa schiera i numeri 1, 3, 4 e 5 del World Golf Ranking – che sembravano gli agnellini impauriti di una favola, dispersi nei boschi di Medinah e incapaci di trovare la via del birdie. Che gli statunitensi, guidati da un capitano gentiluomo come Davis Love III - non certo un sergente di ferro - fossero motivatissimi  lo si sapeva. Ma quello che ha sorpreso nella prima giornata è stato l’atteggiamento remissivo degli europei. La differenza, questo invece era scontato e prevedibile, l’hanno fatta i putt.

Sui green enormi, velocissimi e ondulati del Course 3 di Medinah, i giocatori a stelle e strisce hanno sempre giocato in attacco e imbucato putt tirati in maniera aggressiva e precisa. Gli europei sono stati imprecisi e tentennanti, fatta eccezione per il rookie Nicolas Colsaerts, belga alla sua prima Ryder, bravo a portarsi letteralmente in spalla lo “zaino” Westwood – un peso non indifferente vista la mole dell’inglese ma soprattutto la pessima qualità del suo gioco – sino al traguardo della vittoria nel fourball contro Woods e Stricker, unico successo europeo nelle gare pomeridiane. Gli altri sono quasi tutti sprofondati in colpi imprecisi, lunghi, in approcci che scappavano sui green di cristallo, in putt sbordati ma sbagliati. Francesco Molinari ha giocato, bene, il foursome mattutino, tradito però dal compagno Westwood che non lo ha certo agevolato nella battaglia contro Johnson e Dufner. Poi al pomeriggio il torinese è stato in panchina insieme a Garcia, Donald e Poulter.

E qui arrivano le critiche a Olazabal. Il capitano si è visto poco in campo a motivare e a caricare i suoi giocatori nei momenti in cui invece un aiuto morale sarebbe state prezioso. E anche il lavoro per stimolare i suoi in vista delle prime partite non pare abbia sortito, se fatto, grandi effetti. Un capitano di Ryder deve essere prima di tutto un condottiero, non ha tempo per lavorare su strategia e colpi. Olazabal avrebbe dovuto essere vicino a Hanson e Lawrie, presi a pallate da Watson e Simpson (partiti con sei birdie nelle prime otto buche) per non perderli per l’intero weekend. Avrebbe potuto fare da fratello maggiore a un Rory McIlroy che sparava palline a destra e a manca in stile Masters 2011. E sarebbe stato utile vederlo nei pressi del duo Donald-Garcia mentre subivano la prima sconfitta nella loro carriera di Ryder. E anche le scelte sugli abbinamenti del pomeriggio hanno lasciato perplessi in molti. Riproporre Westwood in campo, dopo il nulla mostrato la mattina, è stato quantomeno discutibile. Cosi come nella coppia monotona Hanson-Lawrie sarebbe stato preferibile inserire il mastino Poulter o il sanguigno Garcia. 

Ormai la prima giornata è entrata nella storia ma, almeno per essere in corsa sino a domenica, sabato serve un piglio e un atteggiamento diverso. Intanto Olazabal ha scelto di lasciare fuori Molinari dai Foursome della mattina lasciando, incredibilmente, ancora Westwood in campo insieme a Donald. Garcia giocherà insieme a Colsaerts promosso dopo le belle prestazioni di ieri, mentre Davis Love ha deciso di lasciar fuori Tiger Woods, mai in panchina sin ad oggi in Ryder.