Calcio - Zico fa polemica e dà le dimissioni

Lo scorso luglio aveva criticato la mancanza di strutture adeguate per portare avanti il suo lavoro: Zico abbandona il suo posto da ct dell’Iraq. E in un’intervista torna su quell’Italia-Brasile 3-2 del 1982…

Dopo poco meno di un anno, Zico si dimette da ct dell'Iraq. È lo stesso ex fuoriclasse dell'Udinese ad annunciarlo, accusando la Federazione (Ifa) di essere venuta meno agli accordi stipulati. "Vorrei informarvi di aver mandato una comunicazione alla Fifa e alla Federcalcio irachena - si legge sul suo sito - in cui dichiaro di considerare il mio contratto rescisso poichè la Ifa non ne ha rispettato i termini". Zico non è voluto entrare nei dettagli ma già lo scorso luglio aveva criticato la mancanza di strutture adeguate per portare avanti il suo lavoro, lamentandosi anche degli stipendi arretrati. L'Iraq è ancora in corso per la qualificazione ai Mondiali del 2014, terzo nel girone B asiatico comandato dal Giappone di Zaccheroni.

ITALIA-BRASILE ’82: “UN DANNO PER LA STORIA” - A distanza di trent'anni, Zico non manda ancora giù quella sconfitta. A Rio de Janeiro per la 17esima edizione di "Soccerex", l'ex fuoriclasse brasiliano torna sul 3-2 per l'Italia al Mondiale '82, con la Selecao, a cui bastava un pari per passare il turno, giocare sempre all'attacco per poi finire travolta dalla tripletta di Paolo Rossi. Un ko che ha rappresentato una svolta in negativo per tutto il calcio. "Quel Brasile aveva una squadra fantastica, conosciuta in tutto il mondo e dovunque andiamo la gente ci ricorda per la squadra dell'82 - le parole di Zico - Se avessimo vinto quella partita, il calcio sarebbe stato diverso e invece abbiamo cominciato a giocare pensando al risultato, creando un calcio basato sul rompere i movimenti degli avversari, sui falli. Quella sconfitta del Brasile non è stata un bene per il mondo del calcio. Quel giorno, anche se avessimo segnato cinque gol, l'Italia ne avrebbe fatti sei perchè trovavano sempre un modo per capitalizzare i nostri errori". Di tutto quello e non solo il Brasile paga ancora le conseguenze, "c'è un deterioramento a livello giovanile dove i club si preoccupano più di vincere che di far crescere i giocatori. Se oggi andassi a fare un provino mi boccerebbero perchè troppo piccolo, di attaccanti alla Romario non se ne vedono più".