Cammarelle "I giudici erano in malafede"

Il gigante del pugilato italiano ritorna sul contestato argento di Londra 2012 e lancia un monito: "Bisogna lavorare molto sull'etica sportiva"

"A Londra qualche giudice era in malafede, o comunque si è o comunque si e' fatto trasportare dal contesto. La lealtà sportiva è un'altra cosa, bisogna lavorare sull'etica per evitare queste situazioni". Roberto Cammarelle torna così sul discutibile verdetto della finale olimpica dei supermassimi, con l'oro assegnato dai giudici al britannico Anthony Joshua a discapito del pugile milanese.

"La tendenza a favorire gli atleti di casa c'è sempre stata e questo non va bene, perché all'Olimpiade ogni atleta dà il massimo e spera di essere giudicato solo per la prestazione - ha spiegato Cammarelle, premiato questa mattina al Viminale dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri insieme agli altri atleti medagliati delle Fiamme Oro - Sin da piccoli veniamo indottrinati con il rispetto dei valori, a partire dal rifiuto del doping, e poi scopriamo che chi giudica non ha la stesse direttive. Cambiare le regole per l'attribuzione del punteggio? Io credo che bisogna lavorare molto sull'etica sportiva".

La delusione è ancora visibile, ma Cammarelle ha la lucidità di tracciare un bilancio personale e guardare anche al futuro della boxe italiana: "Il nostro pugilato rimane ai vertici mondiali - ha osservato il pugile milanese - A Londra abbiamo quasi ripetuto i grandi risultati ottenuti a Pechino e ci saremmo riusciti se mi avessero dato l'oro che mi spettava. Aver preso tre medaglie e' comunque un grosso risultato, anche se non nascondo che potevamo fare addirittura meglio. Forse succederà a Rio, dove io non potrò esserci per limiti di età: peccato non aver chiuso da campione olimpico, ma dentro lo rimango sempre. E poi l'argento è comunque un bel risultato".