Il Caso - Coppa Italia alla deriva, come si può salvarla?

Il pubblico non va a vederla allo stadio perché le squadre sono molto rimaneggiate. Le squadre sono rimaneggiate per il ritmo incalzante del calendario che costringe i tecnici al turnover. Perché non allentare un po' il ritmo, o in alternativa, fare un po' più di promozione? (foto AP/LaPresse)

Lo spettacolo offerto dalla Coppa Italia nella serata di mercoledì è stato piuttosto imbarazzante. Lo è stato in termini di gioco, perché alcune squadre non hanno di certo offerto il meglio, e lo è stato soprattutto in termini di pubblico, perché se si è arrivati a 15.000 paganti è tanto. Ma non per partita, in totale su tutti i campi.

IL PUBBLICO SNOBBA LA COMPETIZIONE – Le gare in questione erano cinque, eppure lo scenario delle tribune era davvero desolante: che al Bentegodi quando gioca il Chievo non ci sia una gran ressa durante il campionato non è una novità, ma questo turno di Coppa è stato davvero imbarazzante, tanto che la società non ha nemmeno comunicato il numero di spettatori; non è andata molto meglio a Bologna, dove i paganti registrati sono stati 770; Siena comunica un migliaio di persone al Franchi, mentre a Bergamo erano “ben” 2.136. La parte del leone l’ha fatta la Fiorentina, con l’altro Franchi che ha accolto 7.311 spettatori. Pochi, se si pensa che comunque la Coppa Italia è una competizione che coinvolge tutte le grandi squadre e che porta soldi e visibilità ai club.

CHI VUOLE VEDER GIOCARE GENTE SCONOSCIUTA? – E’ plausibile, però, che la gente possa non avere voglia di spendere soldi, tornare tardi a casa la sera in un giorno feriale e magari prendere anche freddo per veder giocare una squadra che non assomiglia neanche lontanamente alla propria, ma è un patchwork di cosiddetti panchinari e ragazzi prelevati dalla Primavera. E’ anche vero che può essere un’occasione per i tecnici di provare in campo chi ha meno spazio, ma questa è sicuramente una motivazione a latere, perché quella reale è che il campionato conta di più e che quindi è importante il turnover per risparmiare chi gioca sempre, piuttosto che per dare delle possibilità agli altri.

IL DIFETTO STA NEL MANICO – Arriviamo quindi al nocciolo della questione: perché gli allenatori sono costretti a far riposare i propri giocatori più importanti? Il problema vero è una motivazione dettata dal calendario, quindi il problema è alla base della gestione di questa competizione. Le gare si giocano durante la settimana e non sempre tutti hanno la possibilità di recuperare la fatica della giornata di campionato o tornano in campo troppo a ridosso del turno successivo. In questo senso, è lampante il caso del Torino, che ha perso 2-0 contro il Siena e la sconfitta era quanto di più probabile ci si potesse aspettare: i granata hanno giocato domenica pomeriggio una partita dispendiosa contro la Fiorentina, terza forza del campionato; mercoledì hanno affrontato la trasferta in toscana e sabato sera li attende il derby con la Juventus. Dunque, quale sarà mai la priorità di squadra e società? E’ ovvio che se Ventura e i suoi uomini vogliono avere qualche chance di vincere la stracittadina, devono sacrificare qualcosa altrove, e ovviamente ci è andata di mezzo la Coppa. Ma quello del Torino è solo un esempio tra tanti, perché guardando le formazioni scese in campo il pensiero che si può fare per tutte le squadre è più o meno lo stesso.

UNA SOLUZIONE ALL’INGLESE O PIU’ PROMOZIONE? – E’ chiaro che, così facendo, il rischio è che la Coppa Italia smetta di essere una competizione seria. Una soluzione, almeno in termini di pubblico, potrebbe essere quella di stipulare convenzioni con Figc ed enti di promozione sportiva vari per renderla una manifestazione per famiglie, magari offrendo pacchetti economicamente vantaggiosi o facendo entrare bambini e tesserati a prezzi scontatissimi. Questo, tuttavia, non risolve il fattore-spettacolo, perché se si continua a torchiare i club con un calendario così pressante si rischia di andare avanti con la filosofia del turnover spinto. L’idea potrebbe essere quindi quella di seguire il modello inglese, dove la FA Cup si gioca la domenica al posto dei turni regolari di Premier League. La gente la segue come se fosse un evento parallelo e non un contentino, mentre i club giocano allo sfinimento, perché è un titolo che conta davvero.

E voi che cosa ne pensate? Esistono altre soluzioni alternative per evitare che la Coppa Italia diventi come l’Europa League, cioè un evento che molte società vivono solo come una perdita di soldi, tempo ed energie?

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