Ciclismo - La verità di Ferrari: “Non ho mai dopato Armstrong”

Il medico italiano, al centro del dossier dell’Usada che ha portato alla cancellazione dei 7 Tour di Armstrong, si difende tramite un’intervista concessa ad ‘Al Jazeera’. “Non ho mai visto Armstrong doparsi - dice Ferrari -. Non è mai risultato positivo a un test antidoping, era pulito. Altri corridori, invece, una volta cambiata squadra, hanno avuto problemi..”. In chiusura una 'battuta' sull'Uci

La difesa di Michele Ferrari. Il personaggio centrale di quello che l’Usada ha definito come il ‘sistema doping più sofisticato del mondo’ prende la parola attraverso un’intervista esclusiva ad ‘Al Jazeera’ e dice la sua verità sulle accuse che l’agenzia antidoping statunitense gli ha rivolto.

“L’Usada non ha prove (Ferrari usa l’espressione ‘smoking gun’, letteralmente ‘pistola fumante’, ndr). Forse hanno voluto colpire anche me perché sono un bersaglio comodo”, attacca Ferrari, inibito dal Coni dal 2002 e squalificato poi a vita dalla stessa Usada nell’ambito del dossier che ha portato alla cancellazione dal ciclismo di Lance Armstrong.

Ferrari replica alle accuse di Floyd Landis, Tyler Hamilton, Michael Barry, Levy Leipheimer, Christian Vande Velde e George Hincapie, e - contemporaneamente - difende Lance Armstrong. “Non l'ho mai visto doparsi – spiega il medico emiliano -. Posso dire di non aver mai visto o sentito qualcosa a riguardo né lui mi ha mai chiesto informazioni sul doping. Il mio rapporto con alcuni suoi compagni di squadra è stato molto, molto breve e occasionale. Ci sono solo sei (i nomi li avete letti poco più in alto, ndr) corridori che mi accusano, e io sono nel ciclismo da trent’anni e ho avuto modo di lavorare con centinaia di corridori, ma con loro. Con cui non ho avuto alcun rapporto né consulto”.

“Armstrong era pulito – continua Ferrari -, non è mai risultato positivo ad alcun controllo. Un test positivo sarebbe potuto essere la prova inconfutabile, ma non c’è mai stato. Anche all’interno dei team US Postal o Discovery Channel non c’è mai stato alcun caso di positività. Alcuni atleti che sono stati con Armstrong e che poi hanno cambiato squadra sono invece risultati positivi una volta cambiato il team. Per cui, o Lance era pulito, e secondo me lo era, o i test non erano efficaci. Oppure (e mentre lo dice sorride, ndr) l’Uci era corrotta”.

La squalifica a vita e il dossier dell’Usada, che lo cita 480 volte e lo identifica come il ‘deus ex machina’ del doping mondiale che ha drogato il ciclismo per quasi 15 anni, non vanno giù a Ferrari che, insieme ai suoi legali, sta valutando la possibilità di “avviare un’azione legale negli Stati Uniti”. "Il mio lavoro - continua il medico nato a Ferrara 59 anni fa - consiste essenzialmente nel consigliare gli atleti sul miglior modo per allenarsi e proporre loro delle alternative, perfettamente legali, all'uso di sostanze dopanti. Per esempio allenarsi in altura anziché ricorrere all'Epo, ma anche consigli a livello di nutrizione e alimentazione in una maniera mirata in alternativa all’utilizzo di altre sostanze dopanti”.

E di un'ipotetica legalizzazione del doping Ferrari cosa pensa? L’intervistatore di ‘Al Jazeera’ lo provoca e lui risponde senza tirarsi indietro. "Non è la scelta giusta – ribatte il medico -. Dico questo perché credo che ci debbano essere dei limiti entro i quali dobbiamo rimanere per tutelare la salute degli atleti”.

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