Mondiali Ciclismo - Gilbert, Contador, la GB e l'ItalBici

Tanti gli spunti che ci ha offerto il Mondiale di Valkenburg: l'Italia, che ha comunque un ottimo gruppo su cui lavorare, è alla ricerca di un fuoriclasse, mentre la Spagna - alla vigilia la squadra più forte - ha raccolto "solo" un 3° posto. Gilbert è l'uomo copertina, che bravi Cavendish e Wiggins

Il Mondiale di Valkenburg è già un ricordo lontano. Ora la mente vola a Firenze, dove nel 2013 l'Italia sarà chiamata a ospitare la prossima edizione della rassegna iridata. Già deciso il capitale da investire al fine di rifare l'asfalto e perché venga migliorato il fondo stradale del percorso mondiale: siamo intorno ai 32 milioni di euro. Ma prima di raccontare quello che sarà è giusto approfondire quello che è stato: il Mondiale di Philippe Gilbert, il Re delle Classiche, vincitore autoritario e meritevole in terra olandese.

GILBERT: LA PIU' "CLASSICA" DELLE VITTORIE - Ha vinto, da favorito. E non è mai facile farlo. Dopo un inizio di stagione da dimenticare, il campione vallone ha saputo riprendersi il titolo di migliore al mondo per quanto riguarda le corse di un giorno con una sparata delle sue sull'ultimo passaggio sul Cauberg e godendosi più di un km di passerella finale. La facilità con cui se ne è andato sullo strappo simbolo dell'Amstel Gold Race è quasi irreale: tutti al gancio, tutti con il volto tirato. Non lui, Re Philippe, che aziona il rapporto più lungo e apre il gas. Prende 10 metri, poi 20 quindi 50 e 100: non lo prenderanno più. Giusto così, perché era il più forte, e quando si è così tanto superiori agli altri vincere diventa la logica conseguenza. Dopo un inizio di stagione da dimenticare, si prende la rivincita contro chi lo pensava sul viale del tramonto. Il suo sole sorge ancora: ed è sempre più caldo.

CONTADOR: VINCE O PERDE, MAI INVISIBILE - Campioni si nasce, difficilmente si diventa. Alberto Contador è un campione, campione vero. Che corre per vincere, per essere protagonista in ogni corsa, senza paura di spremersi troppo o di arrivare alla fine senza più energie. Non lascia mai nulla di intentato, Contador, e anche a Valkenburg le ha provate tutte. Sapeva di non avere lo spunto di Gilbert; per vincere, su un tracciato come quello olandese, doveva attaccare prima. Ed è quello che ha fatto: a 83 km dall'arrivo. Sul Cauberg, portandosi dietro oltre 20 corridori. Poi la corsa è cambiata e lui ha capito che non avrebbe più potuto conquistare l'oro: via allora a fare il "gregario" per i suoi compagni, prima Rodriguez (invisibile), poi Valverde, che porta almeno sul podio (bronzo) la Nazionale, quella spagnola, più forte di tutte.

ALL'ITALIA MANCA IL FUORICLASSE - La Nazionale di Bettini, che adesso dovrà mettersi a discutere con la Federciclismo il rinnovo del suo contratto (si tratta per un prolungamento di quattro anni), a Valkenburg ha corso bene. E' entrata in tutte le fughe e ha fatto la corsa nella parte finale, quando sull'ultimo passaggio sul Cauberg serviva stare davanti. Moser (bravo a capire di non averne e quindi a mettersi al servizio di Nibali) è giovane e si farà, così come Gatto (13esimo e migliore azzurro) e Ulissi. Marcato, Cataldo e Nocentini sono uomini su cui potremo sempre contare e Paolini - l'esperto del gruppo - ha fatto, e bene, il "regista" come da programma. Ci è mancata la sparata, lo spunto del fuoriclasse: Nibali ci ha provato, ma l'errore (oltre che suo, non si può attaccare Gilbert - lì - tenendoselo dietro) è pensare che il messinese possa fare la differenza contro il vallone su salite così brevi. Non abbiamo l'uomo da Classiche, e questo è un triste dato di fatto, che ci accompagna da quando l'ultimo - che poi è diventato ct - ha deciso di scendere dalla bicicletta. Per salire sull'ammiraglia.

CAVENDISH e WIGGINS: ONORE A VOI - Non avevano speranze di vittoria, e la loro stagione era ormai conclusa sotto il punto di vista delle ambizioni personali. Però il Mondiale resta il Mondiale, la gara dove si corre per la propria Nazione, dove essere parte di un gruppo conta ancor più dell'essere un fuoriclasse. Mark Cavendish, campione del mondo uscente, ha onorato alla grandissima la maglia iridata che ha indossato fino al giorno prima tirando in testa al gruppo per oltre 80 km: è stato un modo per ringraziare i compagni del grande lavoro che hanno fatto per lui a Copenaghen e - quelli del Team Sky - anche durante tutta la stagione. Con Cannonball c'era anche Bradley Wiggins che, dopo le grandi vittorie ottenute al Tour de France e all'Olimpiade, sta chiudendo (comprensibilmente) in calando la sua miglior stagione della carriera. Anche lui davanti a tirare, come un gregario qualunque. Cavendish e Wiggins, capitani e poi comprimari. Sono davvero pochi gli sport in grado di ribaltare i ruoli in una maniera così poetica. Riconoscenza: è anche questo uno degli aspetti che rende il ciclismo così affascinante da vivere. E da raccontare.