Ligue 1 - Lavezzi: "Giocavo alla play col figlio del boss"

L'ex attaccante argentino del Napoli ha testimoniato al processo sul riciclaggio dei clan nella ristorazione. Il pm si è soffermato brevemente sui rapporti con Antonio Lo Russo, figlio dell'ex capoclan Salvatore, fotografato a bordo campo al San Paolo: "Lo conoscevo come ultrà, con lui ho giocato anche alla playstation"

Accolto da un centinaia di tifosi partenopei che lo aspettavano da ore nei corridoi del Tribunale di Napoli, Ezequiel Lavezzi è tornato in Italia per testimoniare al processo sul riciclaggio del clan nella ristorazione. L’ex bomber del Napoli, ascoltato solamente per pochi minuti, ha confermato al pm di conoscere l’imprenditore Mario Iorio, imputato, che gli era stato presentato da alcuni compagni di squadra e che avrebbe frequentato alcune volte in diversi ristoranti.

El Pocho ha poi risposto al pm, incuriosito di conoscere meglio i rapporti tra il calciatore e Antonio Lo Russo, figlio dell'ex capoclan Salvatore, che fu fotografato a bordo campo allo stadio San Paolo durante una partita. "Lo conoscevo come ultrà e alcune volte venne anche a casa mia perché gli regalassi delle maglie. In Argentina - ha spiegato Lavezzi - è normale che i tifosi abbiano rapporti con i giocatori. Così era con lui. Una volta giocammo anche alla playstation. Se non ricordo male l'ho visto qualche volta allo stadio".  L’attaccante argentino, attualmente in forza al PSG, ha confermato di aver acquistato una barca appartenuta in precedenza all’ex capitano dell’Italia Fabio Cannavaro (fratello dell’ex compagno al Napoli, Paolo) ma di non conoscere i dettagli dell’operazione (possibile utilizza di un conte svizzero di Marco Iorio) portata avanti dal suo commercialista. Lavezzi, rispondendo a una domanda della difesa, ha infine spiegato di aver spesso consegnato orologi e gioielli allo stesso Iorio quando doveva allontanarsi da Napoli. Oggetti che comunque gli sarebbero sempre stati riconsegnati da Iorio.

Lavezzi ha poi lasciato il Tribunale di Napoli senza però rilasciare dichiarazioni ai giornalisti infilandosi velocemente in auto per raggiungere l’aeroporto e tornare così a Parigi.

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