Lo snowboard-alpinismo nell'aria sottile del Cho Oyu

Marco Galliano è diventato il primo italiano a scendere dalla vetta di un 8000. Ecco cosa ci ha raccontato

Marco Galliano, lo scorso 24 settembre, è diventato il primo italiano a scendere dalla vetta di un 8000, per la precisione dal Cho Oyu (8201 metri), con lo snowboard. Ho conosciuto Marco Galliano dieci anni fa, un conoscente comune ci mise in contatto proprio per lo snowboard-alpinismo, ci telefonammo e raccontammo quel che si faceva in montagna. Da allora abbiamo viaggiato e corso insieme tante gare di snowboard-alpinismo in giro per Italia, Francia e Svizzera. Marco è anche un viaggiatore, la sua passione per lo snowboard, le montagne ed i viaggi lo hanno portato sulle montagne della Norvegia, in Turchia, in cima all’Elbrus (5642 metri) nel Caucaso, sul Muztagh-Ata (7546 metri) nel Pamir. Mentalità “trasversale”, tra snowboard e alpinismo, molta costanza nell’allenamento e una determinazione fuori dal comune, ed è riuscito a realizzare un sogno, scendere in snowboard da un 8000, come i surfisti dell’oceano che aspettano la grande onda.

E’ la prima volta per un italiano, era la terza discesa in snowboard dal Cho Oyu; la prima era del fuoriclasse dello snowboard-alpinismo, il francese Marco Siffredi, scomparso sull’Everest nel 2002. Soprattutto Marco Galliano l’ha effettuata in vero stile alpino, cioè senza l’ausilio di bombole ad ossigeno supplementare, di portatori per il materiale, visto che Marco si è portato lo snowboard e ha montato le tende ai vari campi base da solo. Si è aggregato alla spedizione organizzata da Mountain Kingdom, con la guida alpina Cesare Bianchi ed altri compagni di viaggio (senza snowboard) Annarosa Guzzetti, Paolo Colombini, Silvano Spinelli e Guido Spinelli.

I 2500 metri che separano il campo base a 5700 metri dalla vetta a 8201 metri sono stati suddivisi da tre campi-tenda intermedi, a 6400, 7200 e 7400. Su e giù fino alla salita finale, la vetta. E qui inizia il vero sogno di Marco, snowboard ai piedi e giù, tra la ola di quelli che salivano con le bombole ad ossigeno. Passa la fascia gialla, un passaggio complesso a 50 gradi, ghiacciato, che supera tenendosi tutto a sinistra, per poi fare uno stop al campo 2 a 7200 metri. La seconda parte della discesa, 1500 metri di dislivello fino al campo base, ha nell’Ice Fall il suo punto critico. E qui per poco non combina la frittata.

“Mi avevano detto che avrei dovuto legarmi alle corde fisse durante il passaggio dalla seraccata, ma mi sentivo sicuro ed ho preferito non farlo cercando di aggirare i pericoli maggiori. In una curva in backside, però, lo zaino da 35 kg ha avuto il sopravvento e mi ha fatto volare via. Sono rimbalzato per una ventina di metri ed ho perso un po' di materiale, ma sono vivo e l'importante è solo questo. Me la sono vista veramente brutta”.

Per fortuna questo racconto me l’ha fatto con il satellitare mezz’ora dopo, della serie tutto è bene quel che finisce bene...