Made in USA - Il significato dei nomi: Miami Heat

Nati nell'89, gli Heat sono relativamente giovani per la storia della NBA: in quegli anni impazzava una nota serie televisiva che ha rischiato di restare immortalata sulle magliette degli attuali campioni NBA

Vincitori dell'ultimo anello NBA, i Miami Heat sono una delle franchigie più giovani nella storia della Lega, con poco più di due decenni di vita alle spalle. Fanno parte della grande expansion di fine anni '80, l'ultima prima dell'apertura dei confini al Canada e al ritorno della pallacanestro a Charlotte dopo il trasferimento degli Hornets a New Orleans.

Nonostante Miami e Orlando stiano vivendo (o abbiano appena chiuso, nel secondo caso) un momento molto importante della loro storia, fino al 1988 la Florida è uno Stato in cui il basket professionistico è praticamente sconosciuto. Nel 1987, con la NBA alla ricerca di nuovi, importanti, sbocchi di mercato, cinque città avanzano la propria candidatura: Miami, Orlando e Tampa per la Florida, Charlotte in North Carolina e Minnesota, rimasta orfana molti anni prima di quei Lakers trasferitisi a Los Angeles per scrivere pagine spettacolari della storia della pallacanestro. Cinque città per tre posti disponibili. La concorrenza si fa dura.

L'uomo-immagine della campagna di Miami è Billy Cunningham, ex stella dei Philadelphia 76ers a cavallo tra gli anni '60 e '70, ora nella Hall of Fame, mentre il denaro è fornito da Zev Buffman, un magnate dell'industria televisiva, e Ted Arison, un imprenditore di origini israeliane fondatore della linea di crociere Carnival Cruise. La NBA scarta subito Tampa - al tempo base dei Buccaneers in NFL, si rifarà poi con il baseball (i Rays) e con l'hockey su ghiaccio (i Lightning) - e guarda di buon occhio Minnesota e Charlotte, cui viene data subito l'approvazione. Miami e Orlando restano in bilico, rendendo il consiglio della Lega così indeciso da rivoltare completamente il progetto iniziale: le franchigie di espansione non saranno più tre, ma quattro, per accettare entrambe le città della Florida. Anzi, un mini-trionfo per Miami, perché potrà giocare in NBA già dall'anno successivo assieme a Charlotte, mentre Minnesota e Orlando dovranno aspettare il 1989.

La scelta del nome della squadra viene delegata ai tifosi che formeranno poi lo "zoccolo duro" dell'American Airlines Arena. Per i suggerimenti non bisogna andare troppo lontano: sono tutti legati alla vocazione marittima e turistica della città: Barracudas, Beaches, Flamingos, Floridians, Palm Trees, Tornadoes, Shade, Sharks, Suntan vengono scartati, e restano in gioco Heat (caldo in italiano, una parola legata alle alte temperature del sud dello Stato) e Vice, sì, derivato dalla famosissima serie televisiva Miami Vice, che spopola letteralmente in quel periodo.

Alla fine vince Heat, semplicemente perché, come spiega Zev Buffman, "il caldo è la prima cosa che viene in mente quando uno pensa a Miami". E, probabilmente, è meglio così. Il logo iniziale è molto simile a quello di oggi, modificato nel 1999 soltanto nei colori, e raffigura la famosa palla da basket infuocata che "brucia" la retina del canestro quando vi entra: ma l'immagine aggressiva che si vuole dare alla neonata squadra non rispecchia esattamente la realtà.

Come ogni franchigia di espansione, gli Heat, dopo aver assemblato un roster di rookie e mestieranti, faticano enormemente nella loro stagione iniziale, e il fatto di essere inseriti nella Mid-west Division della Western Conference (che presenta sì uno spot libero, ma che geograficamente non c'entra nulla con la loro città di base) certo non li aiuta: perdono le prime 17 partite entrando nella storia dal lato sbagliato, con un primato negativo recentemente battuto da una versione ancora peggiore dei New Jersey Nets pre-Prokhorov. Chiudono il campionato con un record di 15-67, il peggiore della NBA. Sedici anni dopo vinceranno il primo anello con un Dwyane Wade spettacolare, ventidue anni dopo si ripeteranno dopo aver affiancato a Wade anche LeBron James e Chris Bosh per uno dei trittici più intriganti, devastanti e contemporaneamente inintelligibili e sospetti della storia.

Già pubblicate: Atlanta Hawks, Boston Celtics, Charlotte Hornets, Los Angeles Lakers, New York Knicks, Philadelphia 76ers.

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