Maltempo: dai campi ai circoli la piena 'spazza' via l'economia sul Tevere

Roma, 15 nov. (Labitalia) - Campi coltivati e circoli sportivi. Imprese artigiane e attività turistiche. La piena del Tevere ha lasciato dietro di sè non solo tanta paura e detriti, ma anche danni pesantissimi ad attività economiche e aziende che operano lungo il fiume. Una stima dei danni non è ancora possibile, ma il bilancio della piena di quest'anno si prospetta ancora più pesante di quelle del 2008 e del 2010. Come conferma la Cna Roma, secondo cui "rispetto alle altre piene sono maggiori i danni, anche se meno le imprese coinvolte".

Solo per l'agricoltura, come stima Coldiretti, ammonta a circa 20 milioni di euro un primo bilancio dei danni dall'esondazione del fiume. "Abbiamo fatto una stima approssimativa -spiega a Labitalia Massimo Gargano, presidente di Coldiretti Lazio- dei danni: abbiamo capannoni travolti, con le macchine agricole al loro interno. E ancora centinaia e centinaia di ettari a seminativi e orticole travolti. Nel Viterbese, inoltre, il Flora e il Mignone -sottolinea Gargano- hanno portato via mille e passa ettari di terreni seminativi. E ancora decine di stalle travolte con gli animali all'interno".

Un intero settore in ginocchio quindi, e per Gargano, le responsabilità, al di là dell'evento climatico, sono precise. "Quello che è successo -spiega- è il frutto di una sbagliata programmazione di sviluppo. Si è edificato sulle aree facili e si è abbandonato quelle più difficili, e questo è il risultato". Per Gargano, bisogna subito correre ai ripari, passando dalla strategia dell'emergenza a quella della prevenzione.

"I consorzi di bonifica hanno realizzato -spiega Gargano- un progetto per la mitigazione del rischio idrogeologico sul nostro territorio. Trecento e più interventi subito cantierabili, per un costo di 600 milioni di euro, ma ci è stato risposto che i soldi non c'erano. Adesso, quando finiremo la conta dei danni subiti, arriveremo a questa cifra. Allora mi chiedo perchè non si punti sulla prevenzione invece che intervenire dopo, quando i danni sono già enormi. Senza considerare che è stato calcolato che per ogni milione di euro speso in prevenzione -spiega Gargano- si creano 7 posti di lavoro, oltre che mettere in sicurezza il territorio".

E, con gli effetti della piena, sono tanti i posti di lavoro a rischio nelle aziende che hanno subito danni e non sanno quando potranno riprendere l'attività. A Tor di Quinto, sulle rive del Tevere, nella Capitale, il Cus, il Centro universitario sportivo, che conta 6.000 iscritti, è ancora oggi sotto un metro d'acqua. "Qui l'acqua -racconta a Labitalia il presidente del Cus, Gianfranco Morrone- ha raggiunto il metro e mezzo già alle 14 del pomeriggio di ieri, abbiamo dieci ettari completamente coperti. I danni dalle prime stime ammontano a 2 milioni di euro, e non sappiamo quando potremo riaprire gli impianti. E' tutto sott'acqua: i due campi di calcio in erba da poco rifatti, il campo di rugby, quelli di tennis, la pista di atletica, la piscina coperta, le strutture ricettive, gli uffici, e anche l'impianto di cogenerazione a turbina".

Ma la cosa che fa più rabbia agli operatori coinvolti è la mancanza di attenzione dalle istituzioni. "Non abbiamo ricevuto nessun allarme, quando l'acqua ha cominciato a salire -racconta Morrone- abbiamo avvertito noi la polizia che ci ha detto di evacuare il circolo. Qui i vigili del fuoco non si sono visti, ancora adesso". E la paura adesso è come affrontare il futuro: "Avevamo da poco fatto ingenti invesimenti -dice- e abbiamo 150mila euro di costi fissi al mese da affrontare, e nove dipendenti. Chi ci ripagherà -si chiede il presidente del Cus- dei danni che abbiamo subito?".

E i danni fanno ancora più rabbia agli imprenditori che da tempo mettono in guardia sui rischi dei periodi di piena del fiume. Come Mauro Pica Villa, componente del Cda di 'Battelli di Roma', società che, con quattro imbarcazioni e 20 dipendenti, organizza tour crocieristici sul Tevere, trasportando oltre 40.000 turisti all'anno. "Le nostre imbarcazioni, i nostri ormeggi e i nostri galleggianti -spiega Labitalia Pica Villa- sono stati collaudati per restare in sicurezza con un livello del fiume anche di 17-18 metri. Purtroppo però un galleggiante di un circolo sportivo si è staccato ed è venuto addosso a un nostro ormeggio sotto Castel Sant'Angelo. Anche nel 2008 successe la stessa cosa, e subimmo 150mila euro di danni, in parte ripagati da un intervento della Regione".

Una situazione intollerabile, secondo l'imprenditore, perchè "non è possibile che nessuno controlli che gli ormeggi siano in sicurezza e collaudati". "E ancora -prosegue- è necessario attuare una continua manutenzione degli argini del fiume per permettere che l'acqua possa defluire. E poi -conclude- se si sapeva da giorni del maltempo e della piena: non si poteva aprire prima la diga di Corbara in modo tale da mantenere il livello, anche se per più giorni, a 12 metri, e non farlo arrivare a 13 metri?".