Motomondiale - Stoner, altro che pensione: correrà in auto

L'australiano ha deciso di correre la Dunlop Series, il campionato propedeutico alla V8 Supercars "Era un sogno che coltivavo da piccolo quello di correre con queste auto dovrò dimenticarmi tutto quello che ho fatto" E ancora una volta dice no ad un ritorno in MotoGp: "A loro non piace la mia onestà, vogliono delle marionette"

La pensione d’oro di Casey Stoner, iniziata il 12 novembre quando il rider australiano ha corso l’ultima gara in MotoGp, è durata davvero molto poco. Il 27enne due volte campione del mondo di MotoGp, infatti, proprio negli scorsi giorni ha ufficializzato il suo ritorno all’attività non nelle moto bensì nelle quattro ruote.

ESPERIENZA CHE SOGNAVO DA TEMPO - Stoner nel 2013 correrà nella Dunlop Series, il campionato propedeutico alla V8 Supercars australiana, nel team Triple Eight Holde. Un campionato popolarissimo in Australia e con il quale Casey si voleva cimentare molto: “E’ da quando ho 14 anni che volevo guidare queste vetture. Sinceramente avevo voglia di fermarmi un anno intero, magari girare il mondo. Ma poi ho iniziato a pensare alle V8 e siamo arrivati a un accordo. . Si era realizzata l’opportunità di correre il 75% del campionato, ma alla fine ho deciso di correrle tutte. Dovrò dimenticarmi tutto quello che so sulle moto: la cosa più difficile sarà soprattutto dimenticarsi di frenata e cambiate. Insomma è un anno di prova, vediamo come vado e se mi piace”.

IN MOTOGP VOGLIONO MARIONETTE – Nel corso dell’intervista al quotidiano australiano Sunday Telegraph oltre a parlare della sua nuova carriera da driver ha anche parlato della MotoGp: “ del quotidiano australiano Sunday Telegraph: “Al momento non ho intenzione di tornare a correre in moto, ma se lo sport dovesse cambiare drammaticamente potrei ripensarci, ma la momento non sembra che ciò possa accadere. Ho lasciato perché: è finito l’amore. Mi hanno mancato di rispetto, mi hanno sputato addosso. La mia onestà non piaceva nel paddock. Un paio d'anni fa abbiamo perso Marco Simoncelli e un mese dopo era come se nulla fosse successo. Vogliono vederci all'opera ma non pensano che le nostre vite sono in pericolo. Ci trattano come pupazzetti e questo non ha nulla a che vedere con le corse".

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