NBA - La furia di Jackson, cercato e poi scaricato

L'ex coach dei LA Lakers era stato cercato dalla società, ma poi è stato brutalmente messo da parte in favore di Mike D'Antoni, nonostante l'accordo fosse diverso e benché il pubblico losangelino acclamasse a gran voce il ritorno del loro allenatore preferito: è stato scaricato con una telefonata nel cuore della notte

Mike D'Antoni è il nuovo coach dei Los Angeles Lakers, ma qualcuno non l'ha presa bene: Phil Jackson. Sì, proprio lui. Alla notizia dell'ingaggio di D'Antoni, infatti, era circolata la voce di una virata da parte della società sull'ex coach di New York a causa del rifiuto dello storico allenatore dei Lakers, ma a quanto pare non è vero e la società si sarebbe comportata piuttosto male con lui.

Dopo l'esonero di Mike Brown, il pubblico losangelino aveva invocato a gran voce il nome di Phil Jackson e il club non era rimasto affatto indifferente, anzi. Il contatto c'era stato, poi è precipitato tutto. E proprio Jackson non ci sta e vuole far sapere a la sua versione dei fatti. Ecco il primo comunicato dell'ex tecnico: "Sabato mattina, Jim Buss, ha chiamato per sapere se potesse passare a trovarmi - si legge nel comunicato - Non ho chiesto io questo incontro, ma ho aperto le porte della mia casa a lui e a Mitch Kupchak per discutere della possibilità di un mio ritorno ai Lakers come head coach. Ne abbiamo discusso per un'ora e mezza. Non abbiamo parlato di contratto, ma ci siamo salutati con una stretta di mano, d'accordo che avrei avuto fino a lunedì per far conoscere loro la mia decisione. Ma avevo detto loro che ero fiducioso sul fatto di poter svolgere il lavoro. Domenica a mezzanotte sono stato svegliato da una telefonata di Mitch Kupchak. Mi ha detto che i Lakers avevano fatto firmare a Mike D'Antoni un contratto di tre anni e che pensavano che fosse lui la soluzione più adatta alla squadra. La decisione ovviamente spetta a loro. Io sono gratificato dall'ondata di supporto ricevuta dai tifosi dei Lakers che hanno applaudito il mio ritorno: è il motivo principale per cui ho considerato l'idea di tornare".

Immancabile quindi l'interesse da parte della stampa: il Los Angeles Times non si fa sfuggire l'occasione di intervistare il coach e lui rincara la dose.

"E' stato davvero spregevole da parte loro telefonarmi in piena notte per darmi quel tipo di notizia - è l'accusa del tecnico - Vorrei che le cose fossero state gestite in modo più chiaro. Sarebbe stato più rispettoso per tutte le persone coinvolte. Ero pronto a tornare perché si tratta di Los Angeles, dei Lakers, dei giocatori che ho allenato. E' la squadra della mia compagna e per me era una questione di famiglia. E poi questo team ha davvero talento".

Per giustificare il motivo della rottura prima ancora della firma, era anche circolata la voce che Jackson "chiedesse la luna", ma Phil non ci sta e spiega di non aver mai preteso né una fetta della proprietà della franchigia, né il potere assoluto nella gestione del personale, tantomeno la possibilità di risparmiarsi le trasferte più lunghe. "Non c'è nulla di vero - smentisce - Io e Jim Buss ci eravamo accordati al mio secondo ritorno: ci sarebbe stata completa trasparenza nella scelta del personale. Ho chiesto che lo stesso principio venisse applicato anche stavolta".

Il Maestro Zen, in ogni caso, chiude qui la questione e non allenerà altri club per pura ripicca: "Non ho nessuna intenzione di ricominciare tutto da capo. Sarei tornato solo per allenare i Lakers".

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