NBA - I Lakers stuzzicano Jackson: il grande ritorno?

Dopo l'esonero di Mike Brown, i Lakers hanno temporaneamente affidato la squadra a Bernie Bickerstaff, ma sono alla ricerca di un nuovo capo-allenatore: il nome più caldo e intrigante è quello di Phil Jackson, disposto a tornare per la terza volta in gialloviola

Mike D’Antoni, Nate McMillan, Jerry Sloan, Mike Dunleavy. Quattro eccelsi allenatori senza una panchina su cui sedersi, quattro grandi, grandissimi nomi che in queste ore stanno girando vorticosamente in ogni angolo di Los Angeles, l’uno più intrigante dell’altro. Ma nessuno, nessuno può tenere testa a Phil Jackson per quello che ha significato nella storia recente della franchigia gialloviola.

I Los Angeles Lakers dovranno prelevare almeno una decina di milioni di dollari dal loro conto in banca per terminare con quasi tre anni di anticipo il quadriennale che Mike Brown ha inchiostrato la scorsa stagione, letteralmente bazzeccole per una società che ha appena firmato con la Time Warner Cable un contratto televisivo lungo due decadi e del valore di 3 miliardi (la crisi, si sa, non tocca esattamente tutte le franchigie NBA): ci sarebbe spazio, dunque, tanto spazio per prelevarne altri 10. Da dare a Phil Jackson perché renda questa squadra degna dell’elite della Lega, là dov’è stata progettata e costruita per stare. Fantascienza?

No, il contatto tra i Lakers e coach Zen c’è stato, eccome, e stando a quanto trapela dagli insider losangelini è andato anche particolarmente bene. Dopo un anno sabbatico segnato da una pesante operazione a un ginocchio, Jackson - che è rimasto molto vicino all'entourage gialloviola - sarebbe pronto a tornare. L’avrebbe fatto anche prima, magari non a tempo pieno, preferendo un ruolo da consigliere alla Tex Winter, come guru di un giovane coach da istruire sull’attacco triangolo che gli ha permesso di vincere 11 anelli tra Chicago e Los Angeles, ma la sfida che Jerry Buss gli ha messo sul piatto è molto, molto stimolante. Certo, il proprietario dei Lakers dovrà anche restituirgli il suo vecchio ufficio, quello in cui, al momento, si è insediato il figlio, Jim.

Dieci milioni di dollari, dunque, in linea con le cifre con cui Jackson è andato a libro-paga nella sua lunga carriera in gialloviola: nel 1999, l’anno in cui arrivò a Chicago, firmò un quinquennale da 30 milioni, nel 2005, dopo un altro anno sabbatico, un triennale da 30 milioni, poi prolungato per altre due stagioni a 24 milioni. Facile intuire anche chi potrebbe formare il suo coaching staff: Kurt Rambis, il suo assistente per eccellenza, verrebbe tolto dalla scrivania con microfono che sta occupando ora come analista per ESPN e rimesso in un posto a lui più consono, a diretto contatto con i giocatori e con un foglio delle statistiche in mano, stessa cosa per gli altri storici collaboratori, come Jim Cleamons e Frank Hamblen. Certo, sarebbe bello poter rivedere attorno al pino gialloviola anche Brian Shaw, forse il delfino per eccellenza di coach Zen, se non fosse che ora, dopo essere stato snobbato da Orlando in estate (che ha ripiegato su Jacque Vaughn per ripartire nel post-Van Gundy e Howard), ha trovato un ruolo da assistente al fianco di Frank Vogel a Indiana. I tasselli, per ora, sembrano piuttosto vicini per ricomporre quello che fu uno dei puzzle più vincenti nella storia della pallacanestro.

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