Olimpiadi - Tania Cagnotto: "Rio 2016? Se sono in forma..."

Tania Cagnotto guarda avanti e dopo la delusione di Londra è già tornata ad allenarsi in vista dei prossimi Campionati Mondiali di Barcellona. L’Olimpiade non si dimentica, ma bisogna trovare nuovi stimoli e andare avanti. E sulla bandiera italiana dice: “L’avrei portata senza pensarci".

Ricordi come i due quarti posti di Londra 2012 non si archiviano facilmente, ma anche dalle delusioni si possono trovare degli spunti per ripartire e migliorare. Lo racconta Tania Cagnotto, che dopo quattro mesi dal doppio quarto posto olimpico pensa ad un futuro che ormai si chiama Barcellona 2013. Il ricordo di Londra permane, ma a mente fredda c'è anche il tempo di rivalutare, almeno in parte, alcune decisioni che sembravano già prese.. e rivederla in gara a Rio 2016 non sembra più così impossibile.

Hai spesso detto che i tuoi genitori, nonostante fossero stati due tuffatori, non erano d' accordo sul fatto di farti praticare i tuffi. Può spiegarci il perché?

Non è che fossero proprio contrari, solo che volevano evitare di mettermi pressione. Mi hanno iscritta a un corso di tennis e hanno provato a farmi sciare, ma alla fine ha prevalso la mia voglia di dedicarmi ai tuffi. All’inizio per me era un gioco, andavo in piscina perché loro lavoravano li e preferivo stare con loro piuttosto che stare magari a casa da sola o con la baby-sitter.

Da quando poi hai iniziato a fare tuffi a livello agonistico, il tuo grande obiettivo dichiarato sono sempre state le Olimpiadi. Che cosa significa questa gara per te e che cosa hanno di diverso i Giochi Olimpici dai Mondiali?

E’ il contesto quello che cambia. In effetti la concorrenza è sempre la stessa, ma per ogni atleta le Olimpiadi rappresentano il massimo degli obiettivi, la gara più importante della vita.

Hai fatto il suo esordio olimpico a Sydney 2000, quando aveva appena quindici anni. Cosa è cambiato tra Sydney e Londra nel tuo approccio alla gara Olimpica?

E’ cambiato praticamente tutto. A Sydney ero una ragazzina, nessuno si aspettava niente da me e meno che mai me lo aspettavo io. Ero già contenta di esserci e la mia priorità era quella di vivermi bene tutto il contesto, conoscere tanta gente e divertirmi. A Londra era tutto diverso. Avevo già alle spalle tanti risultati importanti ed ero lì per la medaglia, per cui sentivo molte pressioni e il livello di concentrazione e di stress erano altissimi.

Purtroppo i Giochi non sono andati come speravi, ma adesso sei già tornata al lavoro con l’obiettivo dei Mondiali di Barcellona. Come sei riuscita a mettere da parte il pensiero di un obiettivo inseguito per quattro anni e ripartire da zero?

Un obiettivo come quello che sono state per me le Olimpiadi di Londra non si può dimenticare o mettere da parte, ma il passato è passato e anche dagli errori e dai momenti brutti bisogna essere capaci di trarre degli insegnamenti utili per il futuro anche quando le cose non vanno come si era desiderato non si può che ripartire andando a cercare dei nuovi obiettivi, che ora nello specifico sono i Campionati Mondiali di Barcellona.

Niente più Olimpiadi quindi... Sei sempre dell’idea di non arrivare fino a Rio?

Non so, non posso assicurare che non ci sarò. Non lo so ancora. A Rio mancano quattro anni e non sono in grado di dire adesso se nel 2016 gareggerò o meno. Dipenderà da tanti fattori, primo fra tutti da come regge il fisico e da quanta voglia avrò ancora di allenarmi. Staremo a vedere.

Se a Londra ti avessero proposto di portare la bandiera avresti accettato?

Senza dubbio. Io non avevo gare nei giorni appena successivi per cui non mi sarei nemmeno posta il problema, ma anche nel caso avessi dovuto gareggiare penso che alla fine l’onore di portare la bandiera del mio paese alla cerimonia di apertura di un’Olimpiade avrebbe prevalso su tutto il resto.

Dicono che sei una persona piuttosto scaramantica. Hai qualche rito particolare che ripeti prima delle gare?

E’ vero, in effetti sono piuttosto scaramantica, ma non ho niente di simile a riti propiziatori. Ci metto un po’ di tempo per scegliere il costume e ho degli oggetti che mi piace portare con me quando faccio le gare, ma sono cose mie, niente di particolarmente evidente.

Tornando, invece, alla domanda iniziale. In un futuro, vorresti che i tuoi figli diventassero dei tuffatori?

Assolutamente no. I tuffi sono uno sport fantastico per tanti versi, ma tremendo e massacrante per altri, in primis per il modo in cui sono strutturate le nostre gare, che durano quasi due ore e in cui un errore minimo può compromettere mesi o addirittura anni di lavoro. Cercherò quantomeno di avvicinarli a qualche altro sport come hanno fatto i miei genitori con me, sperando di essere più convincente.

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Non perdere la seconda parte dell'intervista che sarà online su Yahoo! Eurosport giovedì 6 dicembre