Nuoto - Tempesti: "Fino a Rio per l'oro col Settebello"

Stefano Tempesti, portiere del Settebello e della Pro Recco, racconta la finale olimpica contro la Croazia, l'oro olimpico di Shanghai e rilancia per il futuro "A Rio voglio esserci, all'oro olimpico non ho ancora rinunciato"

Non tutti sanno che il nome Settebello non ha origine dalla nazionale di pallanuoto, ma da una squadra di club. Quello che è oggi per antonomasia il nome della rappresentativa italiana maschile (le donne vengono chiamate Setterosa) nasce, infatti, nel 1959 in riferimento ai sette giocatori titolari della Pro Recco che portarono il club attualmente campione italiano in carica al suo primo scudetto. Erano tutti italiani, tutti nazionali, e di li a poco portarono in azzurro quello che era stato il marchio di fabbrica della loro squadra di provenienza, un marchio che ancora oggi rimane a sottolineare una sostanziale soluzione di continuità fra la nazionale campione del mondo e la società più titolata del campionato italiano. Uomo simbolo di questa continuità è il portiere Stefano Tempesti, capitano della Pro Recco e del Settebello. L’abbiamo incontrato nella piscina di Sori, campo di allenamento della Pro Recco.

Cosa le rimane dell’Olimpiade di Londra?

Senza dubbio una grandissima soddisfazione dovuta al fatto di aver giocato un ottimo torneo, ma anche per aver fatto in modo che la pallanuoto tornasse ad interessare il pubblico avvicinandosi a quelli che erano stati i tempi d’oro di Barcellona 1992, l’ultimo titolo olimpico della pallanuoto italiana maschile.

Arrivavate da campioni del mondo, che cosa vi aspettavate dal torneo olimpico?

Rispetto ai Campionati Mondiali di Shanghai arrivavamo con una maggior consapevolezza rispetto a quelle che erano le nostre possibilità, ma allo stesso tempo non avevamo più dalla nostra parte l’effetto a sorpresa che ci aveva aiutato nel Mondiale dello scorso anno. A Londra abbiamo affrontato il torneo nel migliore dei modi, purtroppo in finale non siamo riusciti a vincere, ma onestamente ci siamo trovati di fronte a una squadra fortissima, la Croazia, che sicuramente ha meritato.

La prossima estate, a Barcellona, scenderete in campo per difendere il titolo Mondiale. Quanto sarà più difficile ora tutti gli occhi saranno puntati su di voi?

E’ vero che questa volta saremo la squadra da battere, ma è vero anche che oltre a noi le attese saranno anche sulla Croazia campione olimpica in carica, sulla Serbia, e in generale sulle squadre più blasonate. Più che altro la difficoltà sarà dovuta al fatto che a Shanghai prima e a Londra poi le altre squadre hanno avuto la possibilità di studiare il nostro tipo di gioco.

In più rispetto agli altri suoi compagni avrà da difendere il titolo di miglior portiere del torneo, riconoscimento che le è stato attribuito sia nel 2011 che ai Mondiali di Roma 2009. Quanto è importante per lei riconfermarsi?

Non voglio fare false ipocrisie dicendo che per me non è importante ottenere questo riconoscimento, ma la pallanuoto è uno sport di squadra, non individuale, per cui quello che mi interessa maggiormente è che una mia buona prestazione coincida con un buon risultato della squadra come è stato nel caso dell’oro di Shanghai. A Roma purtroppo il torneo non era andato nel migliore dei modi e di conseguenza non mi aspettavo di essere nominato miglior portiere, ma in quel caso il riconoscimento mi ha fatto due volte piacere perché avevamo giocato davanti ad una cornice di pubblico veramente impressionante.

Lei è il portiere del Settebello dal 1999, come ha visto cambiare la nazionale nel corso di più di un decennio?

In una carriera così lunga ho avuto la fortuna di giocare con tanti giocatori fortissimi, da quelli che erano rimasti del gruppo dello storico oro olimpico di Barcellona 1992 passando dai fratelli Calcaterra, ecc.. però se ci si ferma un attimo a pensarci sopra quando abbiamo avuto delle grandi individualità in squadra siamo riusciti a combinare molto poco, mentre le vittorie sono arrivate nel momento in cui a prevalere è stato il gruppo.

Quanto conta, per lei, essere il capitano e in un certo senso anche il simbolo del Settebello?

Conta tanto perché il Settebello è più di una semplice nazionale, è il simbolo della tradizione della pallanuoto in Italia, una tradizione ben radicata nel passato sportivo del nostro paese e che spero abbia ripreso vigore con i nostri recenti risultati.

Parlando invece del suo club, la Pro Recco, come affronterete questa stagione?

Come sempre avremo da dividerci su due fronti, il Campionato e la Coppa Italia. Nel primo caso ci teniamo a riconfermarci ancora una volta visto che abbiamo vinto gli ultimi otto scudetti consecutivi, mentre per quanto riguarda la Coppa Italia c’è da rifarsi dalla sconfitta dello scorso anno nella finale contro Brescia.

Ripercorrendo a ritroso la sua carriera, quale pensa sia stata la sua miglior partita di sempre?

Avrei tanto voluto poter dire la finale olimpica contro la Croazia, perché avrebbe significato la vittoria; invece dico la finale mondiale di Shanghai, dove parai due rigori rendendomi decisivo per il risultato finale.

Per cosa le piacerebbe essere ricordato alla fine della sua carriera?

Innanzitutto spero di non essere ricordato come quello che ha parato un rigore di piede in una finale di Coppa Italia. A parte gli scherzi, mi piacerebbe essere ricordato per aver aiutato la pallanuoto a crescere a livello di popolarità e per essere stato capitano della squadra campione del mondo, e poi per il futuro chissà, l’oro olimpico è un sogno che rimane sempre li, nel cassetto.

Vuol dire che la rivedremo a Rio 2016?

Le convocazioni non le faccio io, ma il commissario tecnico della nazionale, ma da parte mia posso dire che ho tutte le intenzioni di continuare a giocare ancora a lungo e che finché continuerò a giocare sarò a disposizione della nazionale. A Rio spero tanto di esserci perché io all’oro olimpico non ho ancora rinunciato...

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