Il rovescio della medaglia - Seppi: "Che emozione a Roma con Wawrinka"

In un’intervista ESCLUSIVA l’altoatesino numero 23 al mondo racconta la sua “miglior stagione di sempre”. Dal best ranking raggiunto giusto qualche settimana fa – 22 – ai due tornei ATP vinti a Belgrado e Mosca; dalle emozioni del match di Roma con Wawrinka allo sfida di Parigi con Novak Djokovic. Segreti, retroscena e indiscrezioni su un 2012 sì da incorniciare, ma che non è ancora punto d’arrivo

Testa sulle spalle, idee chiare e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di speciale. E’ questo il ritratto di Andres Seppi - tennista di punta del tennis azzurro e numero 23 della classifica ATP - che ne esce dall’intervista rilasciata in esclusiva alla nostra redazione. Un 2012, il suo, davvero straordinario: due tornei ATP 250 in bacheca e una terza finale in cui si è piegato solo alla rabbia del numero 8 al mondo Tsonga. Una maturazione completa, rotonda e sotto certi versi inaspettata ma che fonda le sue radici dietro due capisaldi così dello sport come della vita: umiltà e lavoro sodo. Sono fondamentalmente queste le chiavi di svolta che si scorgono dalle parole di Seppi e che lasciano presagire un futuro, a ventotto anni, ancora tutto da scrivere.

Andreas, il tuo è stato un 2012 assolutamente straordinario e, se ce lo permetti, quasi sorprendente sotto un certo punto di vista. 28 anni, undicesima stagione da professionista , 2 tornei ATP vinti (Belgrado e Mosca) e il tuo best ranking. Cos’è successo?

“Sicuramente è stata la mia stagione migliore e su quello non c’è alcun dubbio. Ho quasi raggiunto il mio sogno che era quello di entrare nei primi 20 ma soprattutto è stato l’anno più continuo, dove ho giocato bene sia all’inizio che anche alla fine. L’unica pecca restano le due trasferte americane che sono state “un po’ così”, però per il resto è stato sicuramente un anno molto bello e ricco di soddisfazioni. Ma di per se non è successo niente di particolare. Ho fatto tanta esperienza negli ultimi anni, so probabilmente gestirmi meglio in campo e lavorare sulle emozioni, che era poi quello di cui avevo bisogno e che sicuramente mi ha aiutato. Insomma, non c’è qualcosa di specifico ma una serie di fattori”.

Uno di questi però è l’allenamento. Coach Sartori sotto questo punto di vista già aveva accennato qualcosa, ma puoi spiegarci cos’è cambiato nel metodo di preparazione l’inverno scorso e, più in generale, nell’allenamento e nella programmazione dei tuoi impegni?

“Sì è vero, l’inverno scorso è cambiato qualcosa. Ho fatto un lavoro specifico caricando un po’ meno in palestra per essere più morbido e più rilassato in campo. Ho lavorato molto sulla parte superiore del mio corpo, soprattutto sulle spalle per aprirle un po’ di più – visto che ce le ho sempre un po’ troppo chiuse – e sicuramene sul servizio ho guadagnato qualcosa, diventando molto più elastico in battuta e più fluido nei movimenti in campo. Sulla programmazione invece abbiamo preferito fare qualche torneo in meno ma preparalo al meglio. E’ servito”.

Ecco, a proposito del servizio mi hai anticipato. Proprio a questo punto volevo arrivare. La tua prima, statistiche alla mano, funziona leggermente meglio ma, soprattutto, è diventata più pesante di qualche km/h che a questi livelli, a mio parere, diventa un fattore. Cosa ne pensi?

“Certamente. Sei o sette chilometri orari, in certe occasioni, fanno la differenza. Puoi fare ace, oppure puoi comandare lo scambio e subito dopo costruirti il punto. Nel tennis di oggi il servizio è fondamentale e se guardi i giocatori d’alta classifica non c’è nessuno che serve male. Tutti servono bene ed è un colpo fondamentale in certe partite per venirne fuori. E come ti dicevo lavorare sulla parte alta del corpo mi ha probabilmente aiutato”.

Esiste ogni genere di attrezzature e metodo per allenare il fisico, la resistenza ecc ecc... Che nel tennis aiuta, ma non basta. Nel senso, in uno sport dove la componente psicologica è fondamentale tanto e quanto il fiato, come si allena la testa? Te lo chiedo perché personalmente credo che i tuoi risultati del 2012 passino anche da lì. Ad esempio la finale di Mosca con Bellucci, piuttosto che il match con Wawrinka a Roma così come il primo turno di Parigi Bercy con Klizan giusto per citarne alcuni. Quest’anno più che mai hai dato dimostrazione di esserci nei momenti difficili. Non può essere un caso. Come hai allenato la mente?

“Con l’esperienza. Queste cose si imparano sul campo, giocando tantissime partite e magari, possibilmente, con giocatori più forti di te. Questo e rimanere tanto nel circuito ovviamente. Ci vuole esperienza per superare certe occasioni. Poi, certamente, c’è qualcuno che lo impara prima, qualcuno che lo impara dopo e qualcuno che forte caratterialmente ci nasce. Io penso di aver raggiunto un’età, una maturazione, che mi faccia capire i momenti in campo e controllare le emozioni al meglio possibile. O quanto meno a gestirle. Insomma, credo di averlo imparato stando in campo e giocando a tennis. Non c’è nessun segreto particolare”.

E’ il momento di ripercorrere la stagione. Se io dovessi scegliere “La” partita del tuo anno dico per qualità la sfida degli ottavi con Djokovic al Roland Garros. Qual è il match che ricordi con maggior piacere in questo 2012?

“Come tennis quella è stata sicuramente una delle migliori, poi anche la più lunga che ho giocato, mi pare 4 ore e 18 o giù di lì. Se ti riferisci al livello di qualità generale comunque sì, direi che quella probabilmente è la migliore, anche perché ho avuto pochissimi cali. La partita che ricordo con più piacere però è quella con Wawrinka a Roma. Giocare a Roma, con un pubblico del genere, e vincere un match del genere con 3 tie-break e annullando 5 match point è stata per me un’emozione davvero unica. E’ senza dubbio questo il mio ricordo dell’anno”.

Tasto dolente: qual è invece la partita invece che ricordi con più dispiacere?

“Quella di Miami, quando ho perso con Bautista al primo turno. Lì ho perso al terzo, ho giocato male ma la sensazione peggiore è stata quella di non sentirmi a mio agio, ed era da un po’ che non mi capitava una cosa del genere anche perché avevo passato dei mesi molto buoni. Poi così, all’improvviso, dal nulla, mi sono messo a giocare male. E’ stato strano ma allo stesso tempo è stato anche un caso isolato”.

Prima di chiudere facciamo un salto anche sulla Davis. A febbraio giochiamo in casa (Torino), sul rosso, contro la Croazia. Ci è andata bene. Nonostante questo però il doppio visto a Napoli contro il Cile ha ancora parecchio da lavorare e nel World Group purtroppo non si può pensare di partire ad handicap sempre e comunque. Giocare qualche partita di più in coppia potrebbe aiutare. Pensi di concentrarti anche un po’ su quello a inizio 2013?

“Sinceramente al momento non lo so, non so come nei prossimi mesi gestiremo quella parte di impegni. Abbiamo una squadra dove possiamo girarci abbastanza – abbiamo giocato un po’ tutti con tutti -. Sicuramente per quell’incontro ci sarà da provare un pochino, cercando la coppia più adatta o quella più in forma, perché comunque in Serie A è un punto importante. Magari in Australia, quando saremo tutti lì, parleremo anche con Corrado (Barazzutti ndr) e cercheremo di fare le cose nel migliore dei modi”.

Adesso immagino ti prenderai delle vacanze. Lo scorso gennaio partisti 38 al mondo. Oggi sei 23. Cosa dobbiamo aspettarci dal 2013 e che obiettivo ti poni?

“Come ti dicevo il mio sogno è sempre stato quello di entrare nei primi 20. Ci sono andato vicino, ma non è ancora raggiunto. Cercherò di lavorare per arrivare a quell’obiettivo e lo farò affrontando di nuovo una preparazione dura. Adesso sto giocando il Challenger di Ortisei (6 giorni fa ndr), poi qualche giorno off, un po’ di esercizio fisico per tenermi in allenamento e da inizio dicembre riprendo la racchetta in mano”.

Allora in bocca al lupo Andreas!

“Crepi!”.

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