Serie A - Alzi la mano chi ci credeva a una Viola così

La Fiorentina è tornata al terzo posto dopo tre anni di anonimato con un gioco splendido e un tecnico coi fiocchi, capace di amalgamare un gruppo completamente nuovo in soli tre mesi. Chi la vede da fuori, parla anche di Scudetto, ma per ora, in società, l'obiettivo resta il ritorno in Europa

Dimitar Berbatov, chi era costui? Due mesi e mezzo dopo, il manzonismo libero ci sta, eccome, per il giocatore che, sulla carta, avrebbe dovuto permettere il salto di qualità alla Fiorentina dopo l’ottima campagna acquisti di Pradè. Sulla carta, appunto. Perché del bomber bulgaro, che ora langue a metà classifica in Premier League con il Fulham con 5 gol in 8 presenze e una media realizzativa inferiore a quella di Luca Toni al netto dei minuti giocati, sembra non ricordarsi più nessuno. Eccetto quando bisogna fare i conti con la nota spese che non combacia esattamente con quella prevista dal tesoriere della società gigliata.

“Berbatov? – dice l’ad viola, Sandro Mencucci - Purtroppo non ha ancora rimborsato il biglietto (aereo che la Fiorentina gli aveva pagato per arrivare a Firenze e firmare il contratto prima dell’intercessione della Juventus) ed è un piccolo buco di bilancio che mi pesa. Seriamente, non si è comportato bene, ma forse, a posteriori, è meglio così”.

Vero, verissimo, perché con un Toni che sembra appena uscito da un bel bagno ristoratore nella fontana della giovinezza, questa Fiorentina è terza in classifica (anzi, a onor del vero, è stata anche seconda per una manciata di minuti, prima dell’autogol di Astori che ha regalato un punticino d’oro all’Inter) con cinque successi consecutivi e un gioco che riesce a svilupparsi alla perfezione anche senza una vera punta centrale di grande peso e grande nome. Anzi, continua a vincere anche senza Jovetic, una cosa obiettivamente impensabile fino a poco tempo fa per una squadra che perdeva costantemente identità quando non aveva a disposizione il faro montenegrino a cambiare ritmo, a illuminare là davanti con le sue giocate sopraffine. Di identità, invece, in questo momento ce n’è tanta, tantissima, forse quella più marcata di tutta la Serie A, con un Vincenzo Montella strepitoso nel leggere la partita e nel saper sistemare alla perfezione i giocatori in campo. Anzi, soprattutto a centrocampo, quello che quest’anno è il vero punto di forza di questa squadra, una squadra che, a tre mesi dal suo assembramento, gioca già quasi a memoria.

“Stiamo andando al di là di ogni più rosea aspettativa – confessa Mencucci, gongolante di fronte ai risultati raccolti finora in stagione -. Avendo cambiato 18 giocatori e il tecnico pensavamo ci volesse un po’ di tempo per arrivare dove siamo. Ma aspetterei a parlare di Scudetto. Siamo troppo ‘giovani’ per pensare a questo: vediamo la classifica e siamo contenti ma dobbiamo aspettare ancora qualche mese in più per vedere le possibilità di questa Fiorentina. Avevamo detto di voler tornare in Europa, siamo in quelle posizioni vediamo se tra qualche mese saremo ancora lì. Ci fa piacere però sentire che anche per i non-tifosi la squadra gioca bene, e questa è la cosa più bella da sentire".

“Giovani” sì, ma probabilmente nel senso di costruzione, maturazione della squadra in sé, perché quest’estate, nel ridisegno totale della rosa, Pradè ha puntato, più che sulla linea verde, su una serie di giocatori esperti che avevano dentro qualcosa da dimostrare, una specie di fuoco sacro dopo vari momenti difficili: Viviano, Rodriguez, Borja Valero, Pizarro, Aquilani, Mati Fernandez, El Hamdaoui e Toni sono soltanto alcuni esempi. Giocatori che, trovandosi tutti in quella situazione, sono riusciti a cementare un gruppo forte, unito, in pochissimo tempo. Merito anche di Montella, ovviamente, e di Pradè, che è andato a pescare qua e là con l'esca giusta, riportando anche nelle scelte-chiave quella lucidità che aveva perso l'ultima, triste, versione di Pantaleo Corvino.

"E' bello vedere anche come si allenano - assicura Mencucci - non ci sono star e gregari, sono tutti importanti e quando ci manca un campione come Jovetic per due domeniche gli altri fanno bene ugualmente e questa è la forza della squadra. A gennaio? Non penso ci saranno grandi movimenti in entrata e in uscita. Quanto può valere Jovetic? Il valore si determina nel momento in cui vogliamo vendere un giocatore e non è questo il caso. Lui e gli altri giocatori hanno un valore importante e faremo di tutto per aumentarlo".

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