Basket - Razzismo nei confronti di una 13enne

E’ accaduto nel comasco in occasione di una partita del campionato under 14 femminile. Qualche giorno fa si giocava Monte Marenzo-Binaghese: Ndiaye Fatoou, ragazzina classe 1999 di origine senegalese, è stata insultata da un genitore della squadra avversaria per il colore della sua pelle…

Sconcertante episodio quello che si è verificato in una palestra del comasco qualche giorno fa. La partita di pallacanestro del campionato under 14 femminile del Girone di Como fra la Monte Marenzo e la Binaghese, terminata con il punteggio 35-32 per le padrone di casa, è stata teatro di un gesto inqualificabile. Razzismo, nei confronti di una ragazzina di 13 anni.

Il bersaglio degli insulti di un genitore degli avversari (avete letto bene, un genitore!) è la 13enne Ndiaye Fatoou, una ragazzina di origini senegalesi. Durante la partita è stata pesantemente apostrofata da uno o più genitori della squadra avversaria del Binago, che ha già assicurato di voler far luce velocemente sulla vicenda.

A sentire gli insulti sono stati i due arbitri, Lorenzo Monte di Lecco e Nicola Doniselli di Pasturo, 14 e 17 anni, più o meno la stessa età delle giocatrici, così come vuole la prassi federale. Immediati i provvedimenti della Fip comasca che, dopo aver letto il referto dei “mini-arbitri”, ha punito gli ospiti con la squalifica di una giornata del campo di casa, che poi è stata trasformata da subito in penale (55 euro, così come prevede la Fip nazionale per le under femminili).

All’interno della palestra nessun altro ha sentito gli insulti, solo i due arbitri che però non si sono lasciati intimorire dalle grida dei tifosi-genitori e hanno messo tutto a referto. “La nostra palestra è piccola, ma caotica – spiega il vicepresidente della Monte Marenzo, Renato Caroli -. Se ci sono una cinquantina di spettatori non senti quello che dicono dall’altra parte. Io stesso ero presente e non ho sentito nulla. Però gli arbitri sì, e sono contento che abbiano scritto tutto. Ndiaye? E’ con noi da tre anni e non è mai accaduto un fatto simile. Io ne vorrei parlare il meno possibile, ma se dovesse capitare ancora non ci fermeremmo qua”.

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