Serie A Basket - Rookie nel mirino: chi sono i migliori?

Dal college al professionismo il salto è grande: chi sono i rookie che stanno dando la miglior impressione in Serie A? L'analisi del mercoledì di Basket Week

Il salto dalla pallacanestro collegiale a quella professionistica è grande per chiunque, sia per le future star della NBA sia per quei giocatori dotati di minor talento e costretti a farsi le ossa in Europa nella speranza, un giorno, di tornare oltreoceano nella Lega più importante del mondo. Il nostro campionato, ogni anno, ne accoglie diversi, con fortune alterne: c’è chi fatica ad adattarsi e si ritrova magari tagliato dopo poche partite, e chi invece pianta le basi per la costruzione di una carriera più o meno interessante. Qui vi proponiamo quello che, finora, è il nostro quintetto ideale, con doppio centro, molto fisico.

ERICK GREEN (play-guardia, Montepaschi Siena) – La sua ultima stagione, da senior, a Virginia Tech, l’ha eletto miglior realizzatore della NCAA con 25.0 punti di media a partita, un salto incredibile rispetto al campionato precedente (15.6) e alla sua annata da freshman, dove tirava e segnava con percentuali ridicole (2.6 punti, 29.3% dal campo). L’exploit gli è valso la 46esima chiamata al draft da parte dei Denver Nuggets, molto alta se confrontata semplicisticamente alle cifre, ma adeguata considerando le caratteristiche complessive del giocatore: Green ha un buon tiro dal perimetro e dalla distanza, particolarmente efficace dal palleggio, ma deve ancora migliorare molto gli altri aspetti del gioco, a partire dalla pericolosità in penetrazione e alla visione di gioco non molto acuta che non lo rende particolarmente adatto a giocare da point-guard (ma da shooting-guard, con quel fisico magrolino, faticherebbe ai piani alti). A Siena sta funzionando in modo alterno, come può capitare ai giocatori che si affidano eccessivamente alle conclusioni da fuori: probabilmente dà il meglio di sé se affiancato a un playmaker penetratore che possa aprirgli il campo con gli scarichi (come poteva essere Hackett) e a un 3 fisico che possa occupare l’area (come non è Josh Carter). Ora, con la MPS che ha mollato gli ormeggi in Coppa e senza particolari pretese in campionato, dovrà lavorare per ampliare il suo gioco.

ELSTON TURNER (guardia, Victoria Libertas Pesaro) – Alla Vuelle nel segno del papà, Elston Turner senior, sbarcato a Pesaro per qualche partita nel 1990 – quando lui aveva appena pochi mesi – per sostituire l’infortunato Darwin Cook. Nato a Missouri City, in Texas, Elston junior si è formato cestisticamente tra Washington e Texas A&M, dove ha giocato nelle ultime due stagioni dopo essere stato redshirt nel 2010-11: nel suo anno da senior ha chiuso a 17.5 punti di media con il 36% dall’arco, punto di forza ereditato dal papà, anche lui eccellente tiratore. A Pesaro si è dovuto rimboccare da subito le maniche, eletto leader offensivo di una squadra dotata complessivamente di poco talento (16.8 punti di media, sesto miglior marcatore del campionato): in campo il pallone passa sempre tra le sue mani (si prende più di 15 tiri a partita) e ai compiti di finalizzatore ha dovuto unire anche quelli di costruttore di gioco (2.2 assist di media). Il grande volume di azioni in cui viene direttamente interessato rischia di sporcare le statistiche (30.7% dalla distanza e 2.9 palle perse), ma è un’enorme iniezione di esperienza che pagherà sicuramente i propri dividendi in futuro, accelerandone il processo di maturazione.

ED DANIEL (ala, Giorgio Tesi Group Pistoia) – Quando Paolo Moretti ha studiato la strutturazione del roster della neopromossa Pistoia, ha avuto le idee chiare sin dal principio: rotazione stretta, dovuta anche al budget non certo enorme a disposizione, ma squadra giovane, affamata e atletica. Ed Daniel, nero del profondo Sud, originario di Birmingham (Alabama), risponde alla perfezione a questo identikit. Il prodotto di Murray State, esploso nella sua ultima stagione collegiale con 13.2 punti e 10.0 rimbalzi di media a partita, si è subito messo in luce anche nel nostro campionato per le sue notevoli doti fisiche e caratteriali: nonostante i soli 201 centimetri di altezza, raccoglie 7.3 rimbalzi di media a partita, numeri che lo collocano al sesto posto nella speciale classifica alle spalle di grandi specialisti come Anosike, Mbakwe, Ivanov, Sakic e al sorprendente Matt Walsh. Di questi 7.3, addirittura 3.4 arrivano nella metacampo offensiva, fondamentali per rendere la sua Pistoia la squadra più temibile del campionato sotto i tabelloni (37.8 rimbalzi raccolti di squadra, nessuno fa meglio). In certe occasioni, i suoi salti, accompagnati da una leggiadra pettinatura afro, ricordano quelli del Ben Wallace d’antan: la sua capigliatura è così particolare che esiste addirittura un profilo twitter dedicato (@Ed_hair).

TREVOR MBAKWE (centro, Acea Roma) – Nato a St. Paul, nel Minnesota, ma di origini nigeriane, ha cominciato la carriera universitaria a Marquette (lo stesso college di Dwyane Wade) ma si è ritrovato costretto a saltare un’intera stagione per problemi alle ginocchia. Una volta guarito, ha continuato alla University of Minnesota, dov’è stato il miglior rimbalzista della Big Ten con 10.5 rimbalzi a gara. Basso (203 cm) ma compatto (111 kg), Mbakwe è il classico centro undersize che supplisce alla mancanza di centimetri con grande dinamismo, forza muscolare ed elevazione. In attacco non ha un arsenale molto vasto, ma se viene servito in movimento o in pick’n’roll è facile ritrovarlo poi appeso al ferro per una schiacciata tonante. Con 9.7 rimbalzi raccolti a partita, è secondo soltanto a OD Anosike: contro Reggio Emilia, all’11esima giornata, ne ha presi 21, uno in meno del record stagionale detenuto proprio dal centro di Pesaro. Se Roma è ancora nelle zone alte della classifica nonostante gli addii di Gigi Datome e Gani Lawal, deve molto anche al suo lavoro sporco.

ODERAH ANOSIKE (centro, Victoria Libertas Pesaro) – In maniera indiretta, si può dire che l’Italia abbia segnato già la sua formazione cestistica a livello universitario: Anosike, nato a New York da famiglia di origini nigeriane, ha giocato per 4 anni a Siena College, una scuola cattolica di Loudonville fondata in onore di San Bernardino di Siena, frate francescano del XV secolo. Con soli 205 cm di altezza ma un’apertura alare mostruosa unita a spiccate doti atletiche e di elevazione, Anosike è una macchina da rimbalzo paurosa: nei suoi ultimi due anni al college ha viaggiato a 12.5 e 11.4 rimbalzi di media, dote che ha portato anche nel nostro campionato, dov’è largamente in testa alla classifica di categoria con 13.2 carambole catturate a gara. Nella partita di ritorno contro Avellino ne ha arpionati 22, segnando il record stagionale della Serie A: con 15.1 punti di media, è anche il re delle doppie-doppie, con 14 su 17 gare. Certo, a livello tattico e tecnico deve migliorare tantissimo, specialmente a livello di posizionamento difensivo e di costruzione di un vero gioco in post-basso che non viva soltanto di tap-in, rimbalzi e schiacciate, ma il ragazzo ha una volontà di ferro e un grande entusiasmo che lo stanno portando a compiere miglioramenti promettenti. Assieme a Turner, le speranze di salvezza della Vuelle passano da lui.

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