Spengler Cup - Quest'anno sarà una Spengler Cup "diversa"

Il lockout della NHL sta alterando gli equilibri in Europa: in vista del grande evento che comincerà a Davos il 26 dicembre, ne parliamo con Bruno Knutti, il preparatore atletico e mentale del Friburgo

La Spengler “diversa”.

Sarà una Spengler Cup atipica: il lockout della NHL sta alterando - forse più che nel 2005 - gli equilibri dei campionati europei, di conseguenza anche del torneo classico del natale hockeistico di Eurosport, la coppa per club più antica d'Europa, la Spengler Cup.

La presenza di Nash e Thornton a Davos potrebbe favorire la squadra di Del Curto nelle vendite dei biglietti e nelle chance di vittoria, e ancora si parlerà – divisi civilmente tra favorevoli e contrari - della possibilità di reclutare “rinforzi temporanei”.

Per stare in tema: Arno Del Curto si è gia prenotato l'impressionante top scorer dello Zugo e della NLA Damien Brunner. Da decenni era abituata ad avere uno straniero in testa, o addirittura nelle prime 4 posizioni, c'è voluto il neo-acquisto dei Detroit Red Wings per cambiare bandiera in cima.

Eppure in Svizzera si parla (se possibile) ancora di più dell'entrata nella Spengler del Friburgo (o Friborgo), la svizzera di lingua francese che serviva alle Tv e all'organizzazione per rendere più federale il torneo.

Se la stagione della squadra ospitante è gia calibrata sul Super-Evento grigionese, come si organizza, come cambia la stagione di un club che rinuncia alla pausa e si affaccia alla Spengler per la prima volta? Lo abbiamo chiesto a Bruno Knutti, preparatore atletico e mentale del Fribourg-Gotteron.

“E' tutto diverso, la programmazione delle settimane precedenti deve 'ricordarsi' che mancherà la tradizionale pausa, quella che in genere serve a riposare gli atleti più stanchi, a torchiare quelli in ritardo di preparazione”.

Aspetti psicologici?

“Ormai tutto è differenziato, il sistema si è organizzato sulle differenze psicofisiche degli atleti. Abbiamo Sprunger che viene da una pausa lunghissima, qualche ragazzo che vorrebbe accelerare la preparazione per non perdersi la prima Spengler, qualche giocatore esperto che gestisce bene gli incidenti di percorso, qualcun'altro che invece ha bisogno di sostegno psicologico”.

Nei decenni scorsi “il mentale” era roba da head coach, poi è passato gradualmente ai preparatori atletici.

“Forse adesso stiamo accedendo ad una fase successiva: è tutto distribuito. Dal medico, al fisioterapista, fino all'attrezzista. L'allenatore capo deve avere più spazio per organizzare il gioco e le linee, non può incaricarsi delle questioni caratteriali, almeno non del tutto.”

Due scuole di pensiero negli sport di contatto: la prima vorrebbe il contatto limitato alle partite e ad alcuni esercizi, soprattutto quando si avvicinano gli appuntamenti importanti, un altra visione invece preferisce “quotidianizzare” gli scontri.

“Sono assolutamente per la seconda. Teniamo lontani dal contatto (spesso con una casacca speciale per ricordare la condizione ai compagni di squadra) solo chi ha un motivo serio, ad esempio Heins e il citato Sprunger, ma tutti gli altri devono avere un rapporto normale e continuo con le cariche e le cadute, l'aggressività si allena come un muscolo.

Cariche dure anche pochi giorni prima della Spengler?

“Soprattutto.”

Anche a Natale quindi.

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