Spengler Cup - Vivere la Spengler: cambiare prospettiva

Intervista esclusiva a Jean Jacques Aeschlimann, ex attaccante del Lugano ora passato dietro la scrivania come ds all'Ambri Piotta

Jean Jacques Aeschlimann, quattordici anni da attaccante del Lugano, un passaggio al Friborgo (la squadra nuova della Spengler 2012), una carriera chiusa da poco al Losanna a quarant'anni. Adesso direttore sportivo dell'Ambri Piotta, la squadra della svizzera italiana che – salvo sorprese - fornirà 4 giocatori (Schneider, Noreau, Duchene e Williams) alla coppa grigionese in onda su Eurosport dal 26 Dicembre.

Da giocatore a DS, hai dovuto cambiare la tua prospettiva sulla Spengler Cup.

Ho avuto la fortuna di giocare la Spengler nel '91 ed è stata un'avventura straordinaria, anche perché quell'anno siamo arrivati fino in finale (N.d.r., con il Lugano contro il CSKA Mosca). E' qualcosa di speciale che anche i giocatori stranieri sentono molto, per quelli del Team Canada è un grande onore partecipare a questo torneo. Lo si percepisce sia dalle interviste sia da quello che scrivono su Twitter. C'é grande entusiasmo.

Da dirigente invece la vedi divisa su due binari, da una parte c'è il grande evento, con una visibilità altissima a livello dell'hockey che conta, grazie alla copertura televisiva non solo in Europa, ma anche e soprattutto in Nord America. E' un patrimonio della cultura sportiva svizzera a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare, ma dall'altra questo appuntamento costringe le squadre del nostro campionato a non giocare durante le feste, quando si potrebbe coinvolgere più pubblico. Alla fine comunque prevale il bene generale.

E' un hockey diverso da quello del campionato e diverso ancora da quello dei playoff, puoi spiegare al pubblico italiano dove stanno le maggiori differenze?

La voglia di divertire il pubblico è il primo obiettivo, anche se ovviamente tutti ci tengono a vincere la Spengler. In campionato gli allenatori impostano le partite diversamente, il gioco è più chiuso, si bada a non prendere gol o a prenderne il meno possibile, mentre diciamo che alla Spengler vincere a tutti i costi è "secondario". Non bisogna però dimenticare che il livello è altissimo, ci sono grandissimi giocatori e la possibilità di prendere rinforzi apposta per il torneo fa crescere lo standard qualitativo.

E alla Spengler si gioca a 4 linee.

Ormai questo succede spesso anche in campionato, ma nel quadro della Spengler è un valore aggiunto perché permette di spalmare il tempo di permanenza sul ghiaccio su tutti i giocatori, cosa che con le partite così ravvicinate concorre a mantenere sempre alto il livello delle prestazioni.

Dopo Hermin Helfer al Davos non si è più visto un italiano alla Spengler, vivi vicino al confine da molto tempo, quindi sei in posizione di farti un idea, pensi sarebbe un aiuto per l'hockey italiano avere qualcun'altro alla Spengler?

Penso che tutto quello che può fare pubblicità all'hockey possa essere di aiuto al movimento italiano, perché possa tornare ai fasti di un tempo e sicuramente da questo punto di vista la Spengler è una bellissima vetrina.

E Kostner del Lugano, credi possano aumentare i casi come il suo?

La forza di Kostner, oltre ovviamente alla sua bravura, è quella di avere una licenza svizzera. Con le nostre regole che permettono di avere al massimo 4 stranieri a partita e 8 in tutto, giocare da svizzero è un vantaggio. Ben vengano i giovani di talento, ma fare lo straniero da giovane in serie A è difficilissimo.

Pista piccola canadese e più grande in Europa. Usando un termine rugbistico si può dire che all'inizio certi difensori “si fanno battere all'esterno”.

La differenza nelle dimensioni delle piste fa si che i difensori si trovino un corridoio di circa 3 metri all'esterno da coprire rispetto a quello cui sono abituati e quei 3 metri possono essere davvero tanti. la differenza la fa la velocità di pattinaggio perché i difensori devono quantitativamente pattinare di più per coprire gli angoli. Sulla pista più piccola possono contare anche essere un off winger (ad esempio un'ala che gioca a destra ma con il bastone sinistro, n.d.r.) e le abilità col bastone, ma su quella di dimensione olimpica è la velocità a togliere dai guai un difensore.

C'è un aspetto tattico poco osservato che può essere interessante per chi conosce poco l'hockey e guarda la sua prima partita?

Penso che per un neofita l'aspetto più rilevante della Spengler sia quello dell'enorme talento che scende sul ghiaccio con uno stile di gioco che da più spazio ai giocatori e alla circolazione del puck. In questo modo è più facile seguire l'azione, apprezzare i passaggi millimetrici e le magie dei giocatori sul ghiaccio.