Test match - Buona Italia, ma gli All Blacks sono i più forti

Prestazione convincente da parte degli azzurri all'Olimpico: la Nuova Zelanda vince 42-10, ma la squadra di Jacques Brunel si tiene stretta la meta di Sgarbi nel primo tempo, il drop di Orquera nella ripresa e una bella prova in difesa. All Blacks rimaneggiati e un po' sottotono, ma autori comunque di cinque mete, di cui quattro nel secondo tempo

Lo aveva detto Jacques Brunel: "Gli All Blacks sono l'Everest del rugby, noi dobbiamo essere alpinisti senza paura". La passione e l'orgoglio però arrivano sino a un certo punto, poi serve anche tanto ossigeno. L'Italrugby vista all'Olimpico ha tanto cuore e tanto coraggio ed esce sicuramente a testa alta dallo scontro con la formazione più forte del mondo. E' vero, forse non era la Nuova Zelanda migliore, ma la gente presente allo stadio e chi ha seguito il match da casa ha visto sicuramente un'Italia tonica e sempre "sul pezzo". Che alla fine perde per 42-10, ma che questa sera ripensando alla magica giornata di Roma potrà dormire con la coscienza di aver fatto tutto il possibile e con la soddisfazione di aver creato più di un grattacapo agli All Blacks, e non agli ultimi della fila.

E' tempo di esperimenti: otto i cambi apportati dal ct Brunel al XV titolare rispetto alla squadra che sabato scorso a Brescia ha superato per 28-23 Tonga. 14 quelli della Nuova Zelanda: McCaw a riposo, come Carter, i gradi di capitano vanno per la prima volta in carriera a Kieran Read. Per il match contro gli azzurri, Hansen punta su una formazione esperta, con 534 caps in campo dal primo minuto e 219 sulla panchina.

C'è tanta tensione in campo, ma gli azzurri partono con la concentrazione giusta, cercando di fare le cose semplici, quelle che di solito ci riescono meglio. Di contro, gli All Blacks attendono le mosse dei nostri, limitandosi a calciare lungo per farci fare un po' di fatica. I neozelandesi però sono letali, e appena hanno la possibilità fanno male: il punteggio si sblocca al 13' grazie al calcio di Cruden, e comincia a prendere forma al 17' quando Conrad Smith manda Ried in meta in mezzo ai pali. Con un altro calcio fissa il punteggio sul 13-0 ma nulla è perduto. L'Italia infatti riesce a reagire, e a 27' dopo tante fasi raggiunge la meta con Sgarbi: nonostante il placcaggio di Cruden, il numero 12 azzurro si allunga e ci rimette in partita. 13-7 (Orquera trasforma) e il risultato rimarrà tale sino al termine del primo tempo, durante il quale gli All Blacks vanno vicini per due volte alla meta ma non riescono a concretizzare, complice anche una gran difesa da parte degli uomini di Brunel.

Gli All Blacks negli spogliatoi si beccano una bella lavata di testa, e al ritorno in campo provano subito a imprimere un ritmo più alto al match. L'Italia va ancora vicino a capitolare, ma concede solo tre punti al calcio di Cruden al minuto 45. Le squadre cominciano a dare segni di stanchezza, arrivano i primi cambi, e anche la seconda meta neozelandese: la difesa azzurra traballa per un attimo, e Ma'a Nonu si infila tra le maglie larghe prima di schiacciare. L'Italia, colpita, reagisce a tono, proprio come era accaduto nella prima parte di gara: l'attacco è lungo e sfiancante ma porta anche punti. Quelli del drop di Orquera, bravo a capitalizzare e mettere il punteggio sul 23-10. La partita scorre via veloce, tra errori neozelandesi e una difesa strenua da parte dei nostri, supportati a dovere dal pubblico di casa, che non fa mai mancare il proprio supporto. Al 69', dal nulla, ecco la terza meta All Blacks, con Cory Jane bravo a scegliere il momento giusto per bucarci. L'Italia cede, come è ovvio che sia contro un contendente mostruoso: ecco spiegate la meta numero quattro e numero cinque dei nostri avversari, con Savea al 75' e al 77'. Finisce 42-10: vincono gli All Blacks, niente da dire, ma l'Italia non ha sfigurato.

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