Vedi (il prato di) Napoli e poi muori

Dopo le vergognose condizioni su cui si è giocata Napoli-Fiorentina, scorpiamo insieme il "curioso" caso del manto erboso dello stadio San Paolo: tra responsabilità e fatiscenze del sistema 'calcio italiano'

"Un campo inaccettabile per una partita di serie A, spero che chi deve vedere abbia visto e intervenga perché torni un campo decente. Oltretutto così è anche pericoloso". Non solo le parole di un estraneo, ma dell'allenatore del Napoli, Walter Mazzarri, che al termine della gara di ieri contro la Fiorentina non ha potuto - giustamente - far a meno di notare le terrificanti condizioni del manto erboso dello Stadio San Paolo di Napoli.

In quel "chi deve vedere abbia visto", però, c'è tutto un mondo. Un mondo dove si nasconde l'imbarazzante arretratezza del calcio italiano, dei suoi sistemi, delle istituzioni, della politica e di quel modus operandi che nel 2012 ancora offre uno spettacolo che nel resto d'Europa - più o meno avanzata - non si vede (o non si è mai visto) dagli anni '70.

Un fungo. Pare sia questo il principale responsabile della fanghiglia in cui si sono ritrovati a giocare - o almeno hanno provato a farlo - Jovetic e Cavani. Questo almeno stando alla dichiarazioni ufficiali. Il problema vero, però, è che il San Paolo verte in queste condizioni da più di un mese e delle promesse fatte il 19 agosto dopo l'amichevole del Napoli con l'Olympiacos, è rimasta solo sabbia.

Ma chi è responsabile di chi e per cosa? Nel Paese in cui lo "scaricabarile" è sport nazionale, il sindaco di Napoli De Magistris, attraverso il suo profilo Twitter, ha subito tenuto a precisare che la responsabilità della manutenzione del prato spetta alla SSC Napoli. E ha ragione. Il San Paolo è un impianto appartenente al comune che, dopo un lunghissimo contenzioso nel 2005, è stato concesso in affitto alla società del presidente De Laurentiis. Nel 2010, per il ritorno in Europa, De Laurentiis ha iniziato una serie di ammodernamenti all'impianto di Fuorigrotta: tra questi il completo rifacimento del manto erboso.

"I lavori effettuati nel 1990 sono stati un vero disastro: anche per il campo da gioco. Ed è per questo che ho voluto il rifacimento dell'intermo manto. Si è scavato fino quasi ad un metro sotto terra, ed è stato trovato di tutto: plastica, travi, acciaio, sabbia di fiume che non va bene per questo tipo di prato. Allora abbiamo deciso di intervenire radicalmente, innestando anche un sistema di drenaggio all'avanguardia. Lo abbiamo fatto per evitare che in futuro i giocatori possano subire infortuni a causa delle condizioni non perfette del terreno da gioco. Le nuove zolle sono state portate qui da Verona e hanno la peculiarità di essere più calpestabili e più rigenerabili. Possiamo dire che è un sistema pilota in Italia". Con queste parole De Laurentiis mostrava alla stampa, nel luglio del 2010, il suo orgoglioso lavoro.

Due anni dopo, invece, il Napoli si trova a esordire in campionato su un terreno più adatto al beach soccer che ai tacchetti della Serie A e del "sistema pilota" restano soltanto le erbacce. In questi due anni abbiamo dovuto raccontare di allagamenti, di partite rinviate... abbiamo persino visto come alcuni tecnici della manutenzione arrotondavano la paga mensile offrendo un servizio privato, dal lunedì al venerdì (coppe permettendo), a chi si voleva far fotografare, passare prime notti di nozze o quant'altro gli aggradasse nel suggestivo scenario di uno stadio vuoto.

Quel che non si sa, o forse è meno noto, è come il San Paolo sia situato nel punto più basso del quartiere Fuorigrotta; punto dove arrivano tutte le acque che scendono dalla zona collinare di Monte Sant'Angelo e che creano problemi ogni qual volta a Napoli cadano due gocce di troppo. Quel che si sa, invece, è che per quanto possa essere ammodernato lo stadio del Napoli resta un impianto fatiscente, ma che non è però possibile abbandonare visto la latitanza in parlamento della famosa legge sulla costruzione degli stadi.

Insomma, nel marasma di una situazione dai connotati tremendamente italici dove non sembra esserci soluzione, De Laurentiis ha fatto l'unica cosa sensata di questo avvio di campionato prendendosi la responsabilità dell'accaduto e garantendo che "entro un mese il prato sarà perfetto". Curioso capire il perché si sia dovuto arrivare alla prima partita in casa per intervenire. Perché da agosto si sia fatto poco e nulla. E perché si organizzino rinnovi di contratto show per i fuoriclasse se poi questi sono costretti a giocare in un pollaio.

di Simone ETERNO (Twitter @Simon_Forever)